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La burrata “sbagliata” nata a Monreale durante il lockdown

Di Carmen Greco


Monreale. Se è vero che le crisi aguzzano l’ingegno, Domenico e Giuseppe Guddo, padre e figlio, casari “nomadi” nelle feste private, costretti in casa dal Covid e senza eventi cui partecipare, senza banchetti e feste, si sono seduti a tavolino per studiare qualche innovazione del mestiere. E così, sulla scia di una loro invenzione di successo, i bocconcini di mozzarella ripieni di pomodoro e olive o di mortadella al tartufo, due “must” della loro produzione, hanno tirato fuori dal cilindro un’idea geniale, che come tutte le idee geniali è anche semplice: reinterpretare un classico della tradizione casearia pugliese, la burrata.

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Domenico e Giuseppe Guddo, padre e figlio

Così, dopo il Negroni sbagliato è nata la burrata sbagliata. Invece che il tipico “ripieno” di stracciatella (un misto di panna e mozzarella tagliata a pezzettini) all’interno della mozzarella hanno racchiuso un cuore di ricotta, semplice o “condita”.

«Eravamo a casa, a Monreale, decretata zona rossa e stavamo facendo un po’ di ricotta per uso familiare - racconta Giuseppe Guddo - c’erano mio padre Domenico e mio fratello Girolamo che fa lo chef. Ad un certo punto è stato lui a darci l’ispirazione “Voi fate già le mozzarelle ripiene, perché non fate anche la burrata, una burrata diversa, potreste chiamarla burrata sbagliata...”, e così ci siamo messi a studiare come avremmo potuto realizzarla. Abbiamo fatto la parte esterna solida, la stessa che si utilizza per fare le mozzarelle o le burrate, e l’interno lo abbiamo riempito con della ricotta “condita”, con granella di pistacchio, con i semi di finocchio e nella versione piccante, con le scaglie di peperoncino. Io ho fatto anche un video amatoriale su you tube ed è successo l’impensabile. Mi hanno telefonato in tantissimi, uno mi ha chiesto anche l’esclusiva, non credevamo di poter avere un successo simile, è stata una grande soddisfazione. A questo punto la continueremo a fare appoggiandoci ad un caseificio amico in zona e la metteremo a disposizione di chi la vorrà, sempre proteggendo la nostra “invenzione” dal momento che in Sicilia non la fa nessuno. Cercheremo di giocarcela anche durante le feste e i matrimoni, sperando che riprendano i banchetti ora che siamo diventati zona gialla, incrociamo le dita».

Originaria di Andria e diffusa soprattutto nella subregione pugliese delle Murge, la burrata, secondo la tradizione, sarebbe stata inventata nel 1956, da un casaro, Lorenzo Bianchino, il quale, cercò un modo per riciclare le rimanenze della pasta filata in esubero dalla lavorazione della mozzarella, unendole ad una sorta di crema, ottenuta con la panna fresca. Anche in quel caso Bianchino era rimasto bloccato in casa per una nevicata che lo aveva isolato all’interno della masseria, impedendogli di trasportare il latte in città.

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