home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Gela, «nessuno può farmi cornuto» e lo uccise: ergastolo all'omicida

Orazio Sotti fu assassinato da Giuseppe Cilio perché aveva corteggiato la fidanzato

Gela, «nessuno può farmi cornuto» e lo uccise: ergastolo all'omicida

Orazio Sotti, la vittima

GELA - La corte d’assise di Caltanissetta ha condannato all’ergastolo un pregiudicato di Niscemi, Giuseppe Cilio, di 40 anni, e ha assolto il fratello, Salvatore, di 42 anni, per l’omicidio di Orazio Sotti, un idraulico di Gela, ucciso davanti alla propria abitazione nel dicembre del 2000. Il primo è riconosciuto l’esecutore materiale del crimine, nessuna responsabilità sul secondo che i pm indicavano come il mandante.

Sotti era stato «punito» per avere corteggiato le ragazze sbagliate, cioè le fidanzate dei Cilio. Il delitto passionale era rimasto senza soluzione nei cassetti della Procura. Fu il padre dell’ucciso a sollecitare nel 2011 la riapertura dell’inchiesta e ad ottenere giustizia dopo 18 anni. Uno degli avvocati della vittima, Giuseppe Cascino, difensore di parte civile, è riuscito ad accertare, tramite testimoni, che in più occasioni Giuseppe Cilio avrebbe detto in pubblico: «A me nessuno può farmi cornuto, nessuno può mettere le corna alla mia famiglia». 

Il pm Eugenia Belmonte aveva chiesto l'ergastolo per Giuseppe Cilio e 24 anni per il fratello Salvatore. Orazio Sotti finì la sua vita a soli 22 sotto una scarica di pistolettate per la sua particolare attrazione per le donne. Un "femminaro" - come veniva descritto da molt -, esuberante vista la giovane età, che fece l'errore di avere puntato gli occhi e di avere avuto un feeling con una donna "intoccabile", ovvero con l'ex donna di quello che poi l'avrebbe ucciso.

Una responsabilità emersa oltre un decennio dopo l'omicidio e quando ormai sul caso era piombato il buio. La svolta alle indagini giunse nel marzo di quattro anni fa quando la locale Procura, sulla scorta di nuovi elementi investigativi, ordinò l'arresto dei Cilio i quali si dissero estranei ai fatti. Ma non furono creduti e furono mandati a processo con la pesante accusa di omicidio.

Il processo, avviato più di tre anni fa, ha visto sfilare in aula una pletora di testimoni, tra cui l'amico con il quale Sotti la sera dell'omicidio aveva trascorso la serata prima di essere fatto fuori sotto casa dopo avere parcheggiato l’auto in garage, Sono stati sentiti i familiari della vittima e con una videoconferenza sono state sentite, invece, due donne residenti in Germania. Si tratta di due cugine, una delle quali, finito l'idillio con Salvatore Cilio, aveva intrecciato una breve relazione con Sotti. Le due donne - seppur incappando in qualche contraddizione - hanno raccontato di un incontro avvenuto a Niscemi tra i fratelli Cilio, Sotti ed un amico di questi. A chiedere l'appuntamento - secondo la loro versione - sarebbe stato Salvatore Cilio, aggiungendo che durante la strada di ritorno Sotti era parecchio preoccupato. Una di loro riferì di avere visto Giuseppe Cilio armato di pistola durante quell'incontro al quale le due cugine assistettero da dentro l'auto. Raccontarono, inoltre, di essere state minacciate da Cilio per non andare al funerale di Sotti: minaccia che avrebbero ricevuto prima della consumazione dell'omicidio. Racconti che hanno messo un vessillo sulla responsabilità di Cilio.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

VivereGiovani.it

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa