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Montante, i pm "leggono" le carte: rinviati gli interrogatori dei politici

Prosegue a Caltanissetta l'inchiesta sul cosiddetto "sistema" messo in piedi, secondo l'accusa, dall'ex presidente di Sicindustria

Montante,  i pm "leggono" le carte: rinviati gli interrogatori dei politici

CALTANISSETTA - Gli interrogatori dei politici e degli imprenditori vicini all'imprenditore Antonello Montante possono attendere. Ci sono altre esigenze investigative e soprattutto si va avanti con l’esame della gran mole di materiale che è stato sequestrato non solo all’ex presidente di Sicindustria, ma anche ad altri soggetti indagati nell'operazione «Double face», raggiunti da avvisi di garanzia, con contestuali perquisizioni effettuate dalla Squadra Mobile che ormai da più di tre anni lavora all'indagine che continua a riservare colpi di scena.

Intanto i magistrati del pool nisseno, composto dal procuratore Amedeo Bertone, dall'aggiunto Gabriele Paci e dai sostituti Maurizio Bonaccorso e Stefano Luciani, hanno visto condividere anche da un collegio giudicante – il Tribunale del Riesame composto dalla presidente Roberta Serio, a latere Valentina Amenta e Simone Petralia – l’impianto accusatorio. C’è stato un primo “giudicato” anche da parte di altri magistrati – dopo il gip Maria Carmela Giannazzo – all'impressionante mole di elementi raccolti nelle migliaia di pagine dell’inchiesta: il collegio del Riesame ha, infatti, respinto le richieste di remissione in libertà non solo di Montante (adesso in carcere dopo aver tentato dai domiciliari di inquinare le prove), ma anche di due appartenenti alle forze dell’ordine (che sono rimasti ai domiciliari), il col. Giuseppe D’Agata e Diego Di Simone, ex sostituto commissario della Squadra Mobile di Palermo, accusati di aver fornito notizie riservate sull'inchiesta all'imprenditore di Serradifalco.

«Il rigetto delle richieste di scarcerazione – dice il procuratore Amedeo Bertone – conferma la bontà del lavoro che è stato svolto finora sia dal mio ufficio, che dalla Squadra Mobile. Ma l’attività d’indagine va avanti».

C’è in corso l’esame della documentazione che è stata sequestrata negli uffici dell’assessorato regionale alle Attività Produttive che ha assicurato, negli anni passati, consistenti finanziamenti ad aziende vicine a Montante, a cominciare dall'Antico Torronificio del Nisseno, in occasione dell’Expo di Milano. C’è da aggiungere che alcuni filoni della maxi-inchiesta dovrebbero essere trasferiti ad altre Procure per singoli episodi che sono stati contestati nell'ordinanza di custodia. Episodi che riguardano i politici e gli imprenditori: gli avvisi di garanzia sono stati notificati all'ex presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, alle ex assessore regionali alle Attività produttive Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, all'ex presidente dell'Irsap Maria Grazia Brandara, all’ex presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro e agli imprenditori Totò Navarra, Rosario Amarù e Carmelo Turco. Le accuse – anche per questo secondo filone di indagine – sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all’abuso d’ufficio, al finanziamento illecito ai partiti e al controllo degli appalti pubblici.

Gli interrogatori di politici ed imprenditori erano stati fissati per le scorse settimane, ma sono stati rinviati perché c’è lavoro più urgente da portare avanti. A cominciare dal recupero del materiale contenuto nelle “pen drive” e in memorie informatiche che Montante ha cercato di distruggere prima di essere arrestato a Milano, la notte del 14 maggio scorso.

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