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San Cataldo, «con Iannello c’erano altri comunali che condizionavano gli appalti»

Nuovi retroscena dell’operazione Pandora: un centro di potere quello che gli inquirenti hanno scoperto al Comune

San Cataldo, «con Iannello c’erano altri comunali che condizionavano gli appalti»

SAN CATALDO - Un centro di potere al Comune di San Cataldo per la gestione degli appalti, dove il “numero uno” era ed è rimasto Paolo Iannello, anche quando è andato in quiescenza e poi quando è tornato ufficialmente con un incarico gratuito di consulente. Così l’atto d’accusa dell’operazione “Pandora”.

La Procura aveva chiesto per Paolo Iannello il provvedimento restrittivo con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, così come per l’imprenditore Liborio Lipari, i due “protagonisti”, insieme ad altri soggetti, dell’affidamento della gara settennale per la raccolta dei rifiuti a San Cataldo. Per i pm Iannello e Lipari «pur non essendo inseriti nel sodalizio mafioso denominato Cosa Nostra di San Cataldo, hanno concorso nell’associazione mafiosa in modo da determinare un significativo incremento del suo potere di infiltrazione nel settore degli appalti pubblici gestiti dal Comune di San Cataldo». Solo che il Gip ha “cassato” il concorso esterno in mafia, contestando nell’ordinanza agli arresti domiciliari, i soli reati di corruzione e turbata libertà degli incanti. Per l’ing. Iannello una sfilza di contestazioni: si sarebbe adoperato, con proroghe trimestrali a partire dal 2014, a prolungare la gestione del servizio rifiuti alla “Geo Agriturismo” di Giovanni Baglio e alla “Ecolgest srl” di Liborio Lipari, consentendo gli illeciti vantaggi ai soggetti mafiosi impiegati nella società. Poi a Iannello viene contestato, prima come responsabile unico del procedimento, e poi come consulente del Rup, di far aggiudicare la gara settennale alla società “Multiecolplast” di Messina e alla società “Ecolgest srl”, consentendo illeciti vantaggi in termini di assunzioni agli esponenti di Cosa Nostra sancataldese. Stessi reati vengono addebitati a Liborio Lipari.

Dalle carte, inoltre, emerge che Lipari pur di avere l’appalto si impegnava a versare 3mila euro al mese a Iannello; fatti avvenuti fino al maggio scorso.

Inoltre a Paolo Iannello, al figlio Davide Francesco Iannello (libero professionista), a Cataldo Medico (rappresentante del Comune all’Urega), Luigi Palermo (dipendente dell’Ufficio tecnico del Comune di San Cataldo) e all’imprenditore Lipari, la Dda contesta di aver concordato, tra di loro, la consegna da parte di Lipari di somme di denaro e altre utilità, consistenti nelle assunzioni di propri familiari presso la società “Ecolgest” e di contratti di prestazione tra la stessa “Ecolgest” e la società “Bm Idrocarburi”.

Nel dettaglio, Paolo Iannello induceva il Responsabile unico del procedimento del Comune di San Cataldo, Fabio Cortese, a svolgere unicamente verifiche sulle ditte Tech Servizi srl e Igm srl, prima e seconda classificata nell’appalto, propedeutiche alla esclusione delle medesime dalla gara, richiedendo un parere all’Anac che redige personalmente e che lo faceva poi sottoscrivere a Cortese. Lo stesso Iannello avrebbe ingannato Cortese, assicurando che i controlli sulle altre ditte sarebbe state effettuate successivamente. Nelle more di queste verifiche, Paolo Iannello avrebbe indotto l’ing. Cortese a non stipulare il contratto con la ditta vincitrice Tech Servizi srl, nonostante la diffida del sindaco di San Cataldo, predisponendo anche le giustificazioni poi sottoscritte da Cortese. Con l’affidamento della gara alla Multiecoplast di Messina e alla Egolgest di San Cataldo, Iannello voleva ottenere - per l’accusa - l’assunzione della nuora Letizia Morreale e l’attribuzione al figlio Davide Francesco di un incarico di consulente esterno presso la società. Il ruolo di Iannello figlio sarebbe stato quello di adoperarsi per la costituzione dell’Ati tra le due aziende di Messina e San Cataldo.

Circa gli altri comunali di San Cataldo coinvolti, Cataldo Medico - rappresentante dell’ente all’Urega - comunicava a Iannello notizie riservate sull’iter della gara d’appalto, ometteva di astenersi dalla partecipazione alla procedura di gara sebbene in una situazione di incompatibilità, determinava con la sua assenza - concordata con Paolo Iannello - il rinvio della riunione dell’Urega in cui si sarebbe dovuta approvare la graduatoria definitiva dell’appalto. Un comportamento quello di Medico - scrivono i pm - per ottenere l’assunzione del figlio Giuseppe nella Ecolgest srl.

Luigi Palermo, altro dipendente dell’Ufficio tecnico, comunicava all’esterno notizie riservate in relazione alle iniziative intraprese dal sindaco Giampiero Modaffari per ottenere che il Rup, Fabio Cortese, desse corso all’aggiudicazione definitiva della gara. Per Palermo il vantaggio sarebbe stato quello di ottenere la prosecuzione del contratto d’affitto tra la società “Bm idrocarburi” intestata alla moglie e di cui Palermo è anche socio, per affittare alla Ecolgest l’area per il parcheggio dei mezzi, nonché per garantirsi il rifornimento di carburante dei mezzi.

Relativamente al contratto di quartiere di Santa Fara, sono indagati Paolo Iannello, Davide Francesco Iannello, Alfonso Gaetano Ippolito, Cataldo Medico e Salvatore Schifano, altro dipendente comunale. Secondo le indagini di carabinieri e guardia di finanza, i due Iannello, Medico, Schifano e Ippolito (amministratore della società Litos studio di consulenza tecnica), concordavano la consegna, da parte di Ippolito, di denaro e altre utilità come incarichi professionali a Iannello jr. Anche in questo caso Paolo Iannello avrebbe - come consulente esterno del Rup, arch. Luigi Lauricella - e insieme a Medico e Schifano, indotto l’ing. Liborio Josè Grillo, direttore dei lavori, a rassegnare le sue dimissioni. Così il Rup Lauricella sarebbe stato costretto ad aggiudicare i lavori alla Litos di Ippolito per un importo di 251 mila euro a fronte dell’importo di 50mila euro previsto se la direzione dei lavori fosse stata svolta dall’Ufficio di direzione interno dell’Ufficio tecnico del Comune di San Cataldo.

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