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"Sistema Montante", per pm "sistema di potere"chiesto rinvio a giudizio per 24 compreso Schifani

La richiesta della Procura di Caltanissetta nell'ambito dell'inchiesta che lo scorso 14 maggio ha portato in carcere l'ex presidente degli industriali siciliani. Giudizio sollecitato anche per l'ex presidente del Senato

"Sistema Montante", chiesto rinvio a giudizio per 24 compreso Schifani

Antonello Montante

CALTANISSETTA - Per Antonello Montante si avvicina il primo momento della verità. La Dda di Caltanissetta ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per i 24 indagati nell’ inchiesta per corruzione, quello sull'associazione a delinquere per spiare l’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’ex presidente di Confindustria Sicilia. Nell'atto i pm confermano le accuse sul “sistema Montante” già argomentate nell'avviso di conclusione delle indagini: l’imprenditore, ritenuto il capo dell’associazione a delinquere, «reclutava imprenditori prevalentemente della provincia di Caltanissetta», legando a sé quelli «disposti a condividere il progetto di progressiva occupazione dei posti di vertice di associazioni di categoria, enti e società che degli stessi costituiscono promanazione al fine di una loro gestione “clientelare”», attraverso un’opaca rete di rapporti con «appartenenti alle forze dell’ordine, specie in ambito locale, funzionali al mantenimento in vita e allo sviluppo del sodalizio attraverso la protezione degli interessi e delle attività imprenditoriali». In pratica la «tentacolare rete di rapporti» di cui aveva parlato il gip.

Fra i reati a vario titolo contestati ci sono l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, favoreggiamento, violenza privata. Fra gli indagati per i quali la Dda della Procura nissena chiede il processo c’è anche il senatore di Forza Italia Renato Schifani. Per lui, inizialmente indagato per rivelazione di notizie riservate e favoreggiamento, l’ipotesi di reato contestata è concorso esterno in associazione a delinquere. Avrebbe rivelato, secondo l’accusa, notizie coperte da segreto (apprese dall'ex direttore dell'Aisi, il generale Arturo Esposito, indagato) sull'inchiesta a carico di Montante. In particolare, avrebbe riferito al docente universitario Angelo Cuva (indagato) che il colonnello Giuseppe D’Agata (ex capocentro della Dia di Palermo, poi passato ai servizi segreti) era coinvolto nell’inchiesta. Schifani s’è già detto «sorpreso e allibito».


I magistrati della Dda (il procuratore aggiunto Gabriele Paci e i sostituti Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso) sono dunque riusciti a rispettare le tappe serratissime, prima scadenza dei termini di custodia cautelare. Un risultato non scontato, vista la mole di atti di un’indagine-monstre (“figlia” di quella, senza sbocco, per concorso esterno alla mafia a carico di Montante) della Mobile nissena guidata da Marzia Giustolisi. Sta per arrivare il giorno del “dentro o fuori”. Sarà fissata per ottobre l’udienza preliminare, molto probabilmente davanti al giudice David Salvucci.


Tempistica rispettata, dunque. Così come - sostengono a Caltanissetta - prosegue a buon ritmo il secondo troncone su corruzione e finanziamento illecito dei partiti, che, oltre a Montante, coinvolge il presidente “autosospeso” di Sicindustria Giuseppe Catanzaro, l’ex governatore Rosario Crocetta, gli ex assessori della sua giunta Linda Vancheri e Mariella Lo Bello e altri imprenditori e vertici confindustriali. Novità a breve, ma senza forzature. Il tempo c’è.

Twitter: @MarioBarresi

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