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Gela, l'imprenditore Romano denuncia

I carabinieri arrestano l'ex assessore di Naro. Avrebbe imposto alla Roma Costruzioni una società di vigilanza

Raccolta rifiuti a Caltanissetta: il Tar ha sospeso la "gara-ponte"

A denunciare le presunte richieste, da parte dell’ex assessore di Naro Francesco Lisinicchia (è stato dimissionato, per motivi politici, dal sindaco Lillo Cremona lo scorso 9 novembre) è stato l’imprenditore gelese Giuseppe Romano, titolare della ditta che si deve occupare della raccolta differenziata a Naro.

L’ex assessore, finito agli arresti domiciliari dopo la firma dell’ordinanza di custodia cautelare da parte del Gip Alessandra Vella, avrebbe offerto - e con insistenza - il servizio di un istituto di vigilanza privata. E lo avrebbe fatto «con condotte insistenti nel tempo che arrivavano a millantare, o comunque ad offrire, una protezione non soltanto a 360 gradi politica, ma anche nei confronti delle famiglie mafiose di Naro». Lo ha spiegato, in conferenza stampa, il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella che ha coordinato, assieme al sostituto Chiara Bisso, l’inchiesta.

«L'appalto per il servizio di raccolta dei rifiuti a Naro era già stato vinto, in maniera pulita, dall’imprenditore di Gela e la gara non era in discussione - ha chiarito Vella - l’impresa stava predisponendo mastelli, mezzi e personale per avviare la raccolta differenziata che era stata già vinta regolarmente. Dopo l’assegnazione, l’assessore si era presentato dicendo - ha ricostruito il procuratore aggiunto di Agrigento - che avrebbero potuto avere problemi a stare a Naro, sia perché lasciavano questo materiale: 'quasi 100 mila euro di mastelli, contenitori che possono sempre prendere fuoco, questo diceva l’assessore e, per rincarare la dose, oltre ad offrire una protezione politica a 360 gradi diceva che si sarebbe fatto referente, punto di riferimento per stoppare eventuali richieste delle famiglie mafiose di Naro. Per quello che sappiamo noi - ha sottolineato il magistrato - non ci sono questi riscontri». L’ex assessore avrebbe dunque millantato.

«Quando lo abbiamo sentito noi - ha rivelato Vella - era chiaramente molto preoccupato. È un imprenditore che arriva da Gela, sa che, in provincia di Agrigento, le famiglie mafiose esistono, quindi sicuramente l’ex assessore aveva fatto alzare, e in maniera notevole, il livello di timore nell’imprenditore. Quindi chiedeva la sottoscrizione di questo contratto di vigilanza che aveva un valore di circa 65 mila euro all’anno, per un servizio che la ditta non aveva ritenuto opportuno».

Le indagini dei carabinieri della stazione di Naro e quelli della compagnia di Licata (Ag) sono state realizzate in meno di un mese. I militari dell’Arma e la Procura di Agrigento si sono avvalsi di intercettazioni ambientali e riprese video. Elementi che, secondo l’accusa, incastrerebbero l’ormai ex assessore con delega all’Urbanistica, all’Edilizia pubblica e privata, ai Rifiuti e al Servizio idrico integrato del Comune di Naro.

L'associazione antiracket Gaetano Giordano, presieduta da Renzo Caponetti, e la Fai si costituiranno parte civile in un eventuale procedimento penale.

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