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Caltanissetta, i disservizi all’ospedale: «11 mesi per un esame al cuore»

Una pensionata già prenotata per luglio, dopo il primo rinvio aspetta ancora la “chiamata”

Caltanissetta, i disservizi all’ospedale: «11 mesi per un esame al cuore»

CALTANISSETTA - «Non ci volevo credere, ma è proprio tutto vero…»: il pensionato Francesco Petrantoni, 76 anni, racconta l’ennesimo “contrattempo” che la moglie Salvatrice Gueli. di 71 anni, è costretta a subire da gennaio scorso, a conferma di una situazione che all’ospedale “Sant’Elia” risulta sempre più drammatica ed insostenibile.

«Mia moglie ha problemi al cuore – dice l’interessato che è venuto in redazione per raccontare l’ennesimo disservizio del nosocomio nisseno – ed il dott. Silvano Licari, suo medico curante, il 16 gennaio scorso le ha predisposto l’impegnativa richiedendo un esame necessario per accertare le sue reali condizioni. Sono così andato al Cup (Centro unico prenotazioni) del “Sant’Elia”, dove hanno fissato l’accertamento per sei mesi dopo, per la precisione il 16 luglio scorso. Una data però che la scorsa estate è stata rinviata, perché quando ci siamo presentati in ospedale ci è stato detto che l’esame non poteva essere effettuato perché mancava il cardiologo addetto a quell’esame. Siamo stati costretti ad accettare questo primo rinvio, e ci hanno detto che ci avrebbero telefonato per fissare un’altra data».

«Poiché nessuno sino ad ora ci ha cercato - continua il sig. Petrantoni - stamattina (ieri per chi legge, n.d.r.) sono ritornato al “Sant’Elia” per sapere se e quando mia moglie avrebbe potuto fare l’accertamento richiesto, e sono rimasto sbalordito quando mi è stato risposto che non era possibile stabilire una data, poiché la dottoressa che si occupa di questo servizio risulta assente a tempo indeterminato perché nel frattempo è in gravidanza. Sono rimasto senza parole, ed è per questo che sono andato a segnalare l’episodio al presidente del Tribunale del Malato Lorenzo Lococo».

«Quella che però mi sembra sorprendente è la situazione in cui vengono abbandonati i pazienti – conclude il pensionato nisseno – che si ritrovano davanti a due possibilità: quella di rivolgersi per fare l’esame ad una struttura privata, andando a pagare una somma cospicua che non sempre un pensionato si può permettere, oppure lasciarsi morire in attesa di una chiamata dal “Sant’Elia” che forse non arriverà mai…».

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