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Il M5S in difesa del pm Natoli indagato per aver favorito la mafia: «Tutto in contrasto con la sua storia umana e professionale»

Gli esponenti pentastellati sono certi che il pm sia estraneo alle accuse che gli vengono mosse

Redazione La Sicilia

04 Luglio 2024, 12:53

Borsellino: Natoli, lotta alla mafia sia lavoro di tutti

Il presidente della Corte d'Appello di Palermo, Gioacchino Natoli, durante la commemorazione, organizzata al Palazzo di Giustizia di Palermo dall'Anm, del 23/o anniversario dell'assassinio del giudice Paolo Borsellino, Palermo, 18 luglio 2015. ANSA/ MIKE PALAZZOTTO

«L'ipotesi di reato formulata dalla Procura di Caltanissetta nei confronti di Gioacchino Natoli di avere insabbiato nel 1992 un’indagine per favorire alcuni esponenti della mafia, appare radicalmente in contrasto con la sua storia umana e professionale». Così in una nota gli esponenti del M5S nella commissione Antimafia Stefania Ascari, Federico Cafiero De Raho, Francesco Castiello, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.

«Natoli - aggiungono - fu prima componente dello storico pool antimafia dell’ufficio istruzione di Palermo e tra i più fidati collaboratori di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e poi membro della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Palermo e in tale veste punta di diamante di alcune delle più importanti indagini, non solo quelle nei confronti dell’ala militare della mafia, ma anche quelle rivolte ai suoi potenti complici e protettori nel mondo delle istituzioni, della politica e dell’economia. Per la sua intransigenza morale e per la eccezionale competenza professionale, è sempre rimasto un punto di riferimento per tutta la magistratura antimafia».

«Nel pieno rispetto del lavoro che stanno svolgendo i magistrati di Caltanissetta, siamo certi - concludono - che il doveroso approfondimento delle indagini dimostrerà la totale estraneità di Natoli agli specifici fatti contestati. Fatti che, comunque, appaiono privi di connessione con le gravi accertate anomalie istituzionali nella prima fase della conduzione delle indagini sulla strage di via D’Amelio, con la partecipazione alla strage di soggetti esterni alla mafia, con i ripetuti depistaggi proseguiti nel tempo sino ad epoca recente, tutti indici inequivocabilmente rivelatori che dietro le stragi del 1992 e del 1993 si mossero interessi di potenti entità esterne che travalicavano quelli mafiosi e che hanno attraversato il tempo proiettandosi sino ai nostri giorni».