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Per la morte del giovane Aldo Naro
giudice dispone nuove indagini

Il Tribunale di Palermo chiede che si faccia chiarezza sul coinvolgimento di tre giovani che si trovavano il 14 febbraio del 2015 nella discoteca Goa

La vittima Aldo Naro

San Cataldo. Dopo quattro anni dall'omicidio di Aldo Naro, il giovane di San Cataldo ucciso il 14 febbraio del 2015 nella discoteca Goa di Palermo, il Tribunale trasmette gli atti alla Procura per valutare se Gabriele Citarrella, Francesco Troia e Pietro Covello abbiamo fatto parte del gruppo che ha ucciso il giovane di San Cataldo. Per l'omicidio di Aldo Naro è già stato condannato un diciassettenne che gli ha sferrato il calcio mortale. 

La parte civile. “Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza” affermano gli avvocati di parte civile Salvatore Falzone e Antonino Falzone. “Ma certo possiamo già dire che è stato compiuto un passo in avanti verso l’accertamento della verità. Un passo importante, se si considera che secondo la Procura non vi sarebbe stato ‘alcun coinvolgimento di persone maggiorenni nell’omicidio’. Addirittura, secondo la tesi accusatoria Aldo Naro si sarebbe accasciato per terra ‘a causa di una caduta accidentale’ mentre scendeva le scale del privè dove era scoppiata la rissa. In quel frangente la vittima avrebbe ricevuto il calcio mortale del buttafuori minorenne abusivo, reo confesso e unico soggetto imputato per omicidio e poi condannato. Denunciamo da tempo – concludono gli avvocati Falzone - le troppe lacune e i troppi elementi contraddittori che hanno caratterizzato le indagini. Ed esprimiamo viva soddisfazione per una decisione coraggiosa che rende giustizia ai familiari di Aldo”.  

La sentenza. Condannati a due anni di reclusione per rissa Giovanni Colombo, Pietro Covello e Mariano Russo, oltre al risarcimento dei danni per le parti civili e al pagamento delle spese processuali. Assolti "per non aver commesso il fatto" Giuseppe Micalizzi, Carlo Salvatore Lachina, Giuliano Bonura, Daniele Cusimano, Natale Valentino e Francesco Meschisi (quest’ultimo perché il fatto no costituisce reato).

Tra novanta giorni le motivazioni.

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