Viene dalla Sicilia la "Natività" del maestro caravaggesco Stomer ritrovata a Genova
L’opera del pittore fiammingo, scoperta dallo storico dell’arte Giacomo Montanari, tassello per la ricostruzione del ciclo dipinto nel palazzo di Mazzarino per il principe Giuseppe Branciforte Barresi
Abbiamo presentato pochi giorni fa al pubblico, tra i bagliori che attraversano il chiostro dei Canonici della Cattedrale di Genova, oggi sede del Museo Diocesano, l’inedita Natività di Matthias Stomer (1600 circa – dopo il 1645). Rintracciata lo scorso agosto da Giacomo Montanari, storico dell’arte, professore all’Università di Genova e divulgatore scientifico, la tela era conservata tra i beni della Provincia francescana minoritica della Liguria, con una provenienza piuttosto orientata a Sud. «Come spesso accade - dice Montanari - anche il ritrovamento di questo pezzo di Stom è stato del tutto casuale: un’ulteriore conferma che lo storico dell’arte deve frequentare assiduamente il territorio, oltre all’archivio e alla biblioteca e che - per quanto di straordinaria importanza siano le conquiste tecnologiche - non c’è intelligenza artificiale in grado di svolgere questo lavoro di cucitura culturale, tra oggetti e contesti».
Matthias Stomer - o Stom, come è noto - nacque intorno al 1600 nella provincia di Utrecht, apprese la lezione di uno straordinario maestro, l’olandese Gerrit van Honthorst, noto anche come Gherardo delle Notti, per poi partire alla volta della capitale pontificia: lì soggiornò qualche anno. Si spinse fin a Napoli, per giungere poi in Sicilia, dove rimase e operò probabilmente fino alla sua morte. Sono solo ipotizzati i viaggi del pittore verso la Repubblica di Venezia, in cui verosimilmente l’artista passò in età matura, ma nulla è accertabile sul fronte genovese. Certo è che grazie agli assi del collezionismo e alle richieste forse dirette della famiglia Spinola, le opere di Matthias Stomer arrivarono alla Superba.
«La "Nascita di Gesù" oggi a Genova non è solo un dipinto di qualità straordinaria - ha ribadito Montanari - perfettamente leggibile nonostante la condizione conservativa non ottimale. È anche, con tutta probabilità, un tassello fondamentale per la ricostruzione definitiva del grande ciclo dipinto per il palazzo di Mazzarino, durante il soggiorno siciliano, dal pittore fiammingo. Pochissime sono le opere pubbliche di Stom rimaste nei luoghi per cui sono state eseguite (in Sicilia si devono ricordare almeno la "Natività" di Monreale o la tela del Duomo di Caccamo), ma per quelle di collezione privata possiamo parlare di dispersione quasi totale: a Genova, addirittura, non ne è rimasta pressoché nessuna; quelle siciliane arricchiscono le sale dei musei più importanti del mondo. Per questo è importante riuscire a tenere insieme queste testimonianze e lavorare – allo stesso tempo – sulle opere e sulla pura connoisseurship e sui documenti, fornendo al pubblico chiavi di lettura efficaci e metodi chiari per comprendere l’importanza delle testimonianze artistiche».
È necessario che la Sicilia e noi siciliani prendiamo coscienza di questo ritrovamento: dal Castello Ursino a Catania con il "Cristo deriso" e la "Morte di Catone", provenienti dalla collezione Finocchiaro, passando per l’Oratorio del Santissimo Rosario in San Domenico a Palermo con la "Flagellazione", fino alla "Lapidazione di Santo Stefano" a Palazzo Alliata di Villafranca, Stomer è diffuso su tutto il territorio. Sebbene spesso in mostra o in viaggio verso i siti espositivi più ambiti, serve ancora un meticoloso lavoro sulle opere dell’artista sul territorio, affinché della Sicilia della metà del XVII secolo non si rimembri solo un eco di Caravaggio, ma di apparenti ‘minori’ che ne costruirono il volto pubblico.
«Un sogno? Poter ricongiungere – a Genova o in Sicilia – le tele eseguite da Matthias Stom dopo il 1642 per il conte di Mazzarino e principe di Butera Giuseppe Branciforte Barresi e Santapau. Sarebbe un’operazione culturale di altissimo livello, capace di restituire anche al grande pubblico l’importanza del tardo caravaggismo e del particolarissimo barocco di questo fiammingo di eccezionale valore».
(Articolo firmato da Martina Leone, catanese, storica dell'arte)