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Gela e la rassegna teatrale Epiciclisi comincia con Mana Chuma

Caltanissetta

Gela e la rassegna teatrale Epicicli si comincia con Mana Chuma

Di Laura Mendola

Gela (Caltanissetta) - «Ogni volta che vedo lo spettacolo sento una forte emozione. Ad un certo punto sono uscito dalla sala perché mi sono commosso. Rivivo i momenti in cui mi ritrovavo fra quelle mura e non sapevo perché, avevo solo con me ogni giorno la certezza di essere innocente». Giuseppe Gulotta, dopo 22 interminabili anni di ingiusta detenzione in carcere, accusato di un duplice omicidio che non aveva commesso, ci mette la faccia. Con un coraggio che ha pochi eguali.
Lo spettacolo che nasce dalla sua storia, "Come un granello di sabbia", è stato portato in scena al teatro Antidoto dalla compagnia Mana chuma. C'era anche lui tra il pubblico: «Su circa 70 repliche, ne ha viste almeno 50», rivela il regista Massimo Barilla. Un'opera di grande impatto, un monologo di un'ora magistralmente interpretato da Salvatore Arena che sul palco ripercorre cronaca e sentimenti della vicenda. Al termine dello spettacolo, che ha aperto la sesta edizione della rassegna teatrale "Epicicli", una tavola rotonda in collaborazione con l'Ordine degli avvocati cui ha preso parte lo stesso Gulotta. Dopo gli interventi degli avv. D'Aleo, Donegani e Gagliano, arriva il suo racconto.
Nella strage di Alcamo Marina del 27 gennaio '76 vennero uccisi i carabinieri Apuzzo e Falcetta. Gulotta viene torturato dai militari dell'Arma e costretto a confessare un crimine che non aveva commesso. «Avevo 18 anni - racconta -, facevo il muratore ma volevo fare il finanziere. Per me il lavoro è sempre stato tutto. Poi la mia vita è cambiata, mi sono ritrovato in carcere senza un perché». L'assoluzione in primo grado per insufficienza di prove, le difficoltà a reinserirsi nella società perché «per la gente se ero stato in carcere qualcosa avevo fatto». Nel '90 la condanna definitiva: ergastolo. Solo nel 2012, dopo le rivelazioni dell'ex carabiniere Olino, l'assoluzione definitiva per non aver commesso il fatto e un risarcimento di 6,6 milioni di euro dallo Stato. «Ho ricevuto questi soldi, ma nessuno mi darà indietro il tempo perduto. Non ho visto crescere i miei figli, in particolar modo William che aveva solo due anni nel '90. Non ce l'ho assolutamente con i carabinieri, è fondamentale che ci siano le forze dell'ordine e facciano bene il loro lavoro». Grazie ad una parte della cifra ricevuta dallo Stato, Gulotta e i suoi legali hanno creato una Fondazione con cui sostengono le spese di revisione dei processi nei casi «supportati dalle carte»: una battaglia di civiltà. «Ai giovani dico di studiare - conclude -, io questa possibilità non l'ho avuta. Studiate con serietà e siate seri un giorno facendo il vostro lavoro».

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