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Caltanissetta

Processo Montante: «Ecco come nel 2005 diventai presidente degli industriali siciliani»

Di Redazione

Caltanissetta - "Nel 2005 fui eletto presidente degli industriali siciliani e fui votato, a scrutinio segreto, dall’80 per cento degli iscritti". Lo ha detto Antonello Montante proseguendo oggi il suo interrogatorio nel processo che a Caltanissetta lo vede imputato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. "Mi associai a Confindustria nel 1993 ed avevamo un’azienda - racconta Montante- e nel 1996 il presidente Averna mi propose di fare il presidente dei giovani industriali che dipende da Confindustria. Poi, dopo pochi mesi, fui nominato anche membro del consiglio generale dell’asi di Caltanissetta". E aggiunge: "Nel 1997 feci il presidente facenti funzioni.

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Nel 2000 mi dimisi e scadeva il mandato anche da giovane presidente di Confindustria. Lavoravo nella mia azienda che aveva sede ad Asti. Fino al 2005 non ebbi più alcuna carica". "Nel 2004 c'era la necessità di nominare il nuovo presidente di Confindustria e venne indicato Malavasi- prosegue Montante- Non fu nominato perché non c'era coesione ed intervenne Marco Venturi che raccolse le firme a mia favore per farmi candidare a presidente". "Le grandi aziende Enel, Eni, Ferrovie, poste, facenti parte di Confindustria mi votarono - dice ancora - ma cominciai ad avere minacce e biglietti minatori. Poi Nel gennaio 2005 furono indette le elezioni e divenni presidente. Ed a scrutinio segreto fui votato dall’80% dei votanti".

"Gli accessi allo Sdi non servivano, c'era revisual", un Sistema di ricerca importante. "Gli accessi allo SDI fanno ridere al confronto", ha ancora raccontato l'ex leader di Confindustria Sicilia. "Gli accessi allo Sdi fanno ridere al confronto", dice. E spiega che risate il sistema Revisual, un sistema di accesso della Camera di commercio ai dati personali di alcuni soggetti. Lo Sdi è il Sistema bancario dati del Viminale. Secondo l’accusa Montante, con l’aiuto di un poliziotto e il capo della sicurezza di Confindustria, entrambi imputato nel processo, avrebbe sollecitato l’accesso al servizio informatico del Ministero dell’interno per avere notizie su alcune persone.

E non basterà un’altra udienza per l'interrogatorio di Montante. Con tutta probabilità sarà disposto anche il confronto con il suo principale accusatore, l’ex presidente dell’Irsap, e un tempo amico, Alfonso Cicero. Ad anticiparlo è il legale di Montante, l'avvocato Carlo Taormina. «La verità - dice Taormina parlando del suo assistito - è che in Sicilia avete avuto una grande occasione di liberarvi dalla mafia ma non ne siete stati capaci avete preferito il primato dell’essere mafiosi». Montante nel corso dell’interrogatorio ha ripercorso la sua carriera da quando diventò presidente dei giovani industriali a quando entrò a far parte dell’Asi. «Venne nominato come componente del consiglio di amministrazione - dice Taormina - e poi vice presidente e lì scoprì l’ira di Dio del clientelismo e delle manovre molto anomale, per non dire corruttive, attraverso le quali le Asi procedevano all’assegnazione dei territori. Lui stesso era stato un richiedente e ritirò la domanda proprio perché si rese conto che era qualcosa di assolutamente inaccettabile. Fu cacciato dall’Asi Caltanissetta poi fu riammesso ma poi si dimise».

«Arriviamo poi nel 2001 quando si dimise sia dall’Asi che da Confindustria Caltanissetta perché non condivideva quello che accadeva in questa sorta di comitato d’affari. - ha aggiunto - Montante aveva il pieno sostegno della magistratura ha parlato di Lari, Scarpinato, Sava per dire che sono state persone particolarmente vicine alle iniziative che stava assumendo. Noi avevamo chiesto di sentire Pignatone, Lari, Scarpinato, la Marcegaglia, ma la Corte ha respinto queste richieste».
Poi Taormina si è soffermato sui presunti «traditori». «Tra i traditori di cui parla Montante ci sono anche i giornalisti. I traditori li avete visti transitare in quest’aula e non è difficile capire chi fossero. Personaggi come Cicero, con il quale stava lottando alla mafia e poi, per ragioni che stiamo cercando di capire, ha preso un’altra strada», ha concluso. 


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