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Christian Terlizzi: «Trapani Catania importante ma non decisiva»

Intervista all'ex delle due squadre in vista del derby: «In serie C solo tre squadre possono ambire alla serie B»

Christian Terlizzi: «Trapani Catania importante ma non decisiva»

«Famola, st'intervista. Tanto stavolta non prendo multe». Ride di gusto, Christian Terlizzi, oggi giocatore del Paceco in D, ma soprattutto ex firma illustre di Catania e Trapani. «Venerdì sarò al Provinciale col cuore diviso a metà. Tienimi il posto, arrivo all'ultimo istante, sennò devo “salutà” 3000 persone. Mi vogliono tutti bene, ma non voglio fare passerelle».

Ci racconti questa storia delle multe.

«Tra dichiarazioni fuori ordinanza ai giornali e schiettezza nei confronti di società e tecnici, in carriera avrò lasciato sul tavolo qualcosa come centomila euro. Ma sono fatto così: dico sempre quello che penso».

A volte anche sbagliando. Certi calciatori vivono di frasi fatte.

«E io no. Però, chiarisco, quella volta che col Catania dovevamo incontrare la Roma e dichiarai che a Totti per fermarlo bisognava dargli le botte, era palese che scherzavo. Sapete com'è finita? Trentamila di multa e due giornate di squalifica».

Lei ha sempre vissuto fuori le righe, però ha fatto una carriera onorevole.

«Quindici anni in Serie A, una presenza in azzurro. Ma Lo Monaco dice che avrei potuto fare molto di più».

Ecco, il direttore. Quante volte è stato messo fuori rosa dal Catania?

«Due. Una volta - e lei era presente - dopo la sconfitta rimediata a Cagliari, rilasciai un'intervista pepata per salvare Giampaolo».

Eravamo nel corridoio stretto vicino l'uscita dello spogliatoio.

«Esattamente. Volevo tutelare l'allenatore che qualche argentino non gradiva più. E ho detto la verità. Gianpaolo se la negò e ho pagato io. Quando arrivò il Cholo Simeone mi ha rimesso dentro».

E la seconda volta?

«La seconda volta sono finito fuori rosa perché ho rifiutato una proposta di rinnovo. Con Pietro (lo chiama per nome, ndr) non ci siamo sentiti per un po'. Sono state dette cose sul mio conto e non erano vere, e posso camminare a testa alta. A Lo Monaco, quando è andato via da Catania, ho mandato un messaggio e lui è rimasto colpito. Per come ci eravamo lasciati magari non se l'aspettava. Ma ho molta stima di lui, in Italia è tra i migliori dirigenti. Abbiamo riallacciato rapporti e mi ha mandato al Paceco Ferraù, un giovane interessante».

Adesso lei gioca a Paceco.

«Non mi andava di smettere dopo un infortunio. Potevo andare in C, ma ho preferito restare vicino a Palermo, dove abito. Gestisco una scuola calcio con il mio socio, Luca Piazza, preparatore del Palermo giovanile. Alleno con patentino Uefa B. Lavoriamo a Bagheria, a Natale faremo un torneo a Santa Flavia e parteciperanno anche i ragazzini del Catania».

Trapani-Catania, adesso. Venerdì sarà un derby decisivo.

«Ci sono tre squadre che si equivalgono, il resto del girone lo possiamo anche cestinare. Parlo di primato: decideranno anche gli scontri diretti e dunque sarà una partita molto importante».

Ha visto il Catania in azione?

«Molto di più il Trapani, ma ho visto spezzoni di partite. Ho, lì, quattro ex compagni: Lodi, Biagianti, Marchese, Curiale. Quella rossazzurra è una squadra importante per la C di oggi».

Il Trapani?

«L'ho visto di più dal vivo. Dico che i granata come organico non hanno molto da invidiare alle altre, davanti sono molto produttivi. Hanno due attaccanti come Evacuo e Reginaldo che sono formidabili. Hanno Marras che è bravissimo sulla fascia, in difesa traggono benefici dall'esperienza di Pagliarulo».

Tatticamente che partita sarà?

«Equilibrata, ci saranno emozioni ed episodi, il Trapani in casa deve vincere, il Catania deve dimostrare che è più forte e ci sarà una bella battaglia. Però onestamente dico che in questa circostanza il Trapani ha tutto da perdere, il Catania anche con un punto è sereno. Il campionato non si decide venerdì, poi ci sono altre partite».

Ha marcato più volte Lucarelli, vero?

«Non mi ha mai fatto gol, glielo ricordi. Ma non ci picchiavamo. Erano duelli corretti».

E del Catania di oggi sente qualcuno?

«Spesso Biagianti, ragazzo d'oro. Lui è una persona speciale. Del Catania di ieri ogni tanto Bizzarri, Izco, Spolli e scherzo col Papu quando posta le foto su Instragram».

Il suo ricordo rossazzurro più bello?

«Il gol al Bari al Massimino. Eravamo in 10, segnai all’87’. Allenava Giampaolo. Ma anche il 3-1 all’Inter dei fenomeni».

Il rapporto con Mihajlovic?

«Ottimo: persona leale. Parlava poco e si faceva rispettare. Anche Zenga. Ci siamo visti in estate per le vacanze qualche anno fa. Simeone? Prediligeva gli argentini, parlava in spagnolo nello stanzone. Ma era bravo. Però io e Lodi giocavamo poco e Ciccio si incazzava. Grande rapporto anche con Atzori: a Catania è stato sfortunato».

Col Papu Gomez ha anche tamponato, una sera dopo una salvezza storica firmata Simeone.

«Si tornava da Brescia, scesi dall'aereo prendemmo il suo Porche nuovo di due settimane e andammo a fare un giro. Solo che Gomez quell'auto la guidava da poco e ha accelerato e gli è sfuggito “er” mezzo. Tanta paura, ma nulla di grave. Gli dissi che il piede destro lo usava meglio in campo che nell'abitacolo. Non mi sbagliavo. Papu è un fuoriclasse».

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