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Altra notte al freddo su sagrato cattedrale: «Ignorati da Chiesa e Comune»

Quinto giorno di protesta per una quarantina di persone dei quartieri periferici della città, senza casa né un lavoro

Altra notte al freddo su sagrato cattedrale: «Ignorati da Chiesa e Comune»

Catania - «Quello che mi disturba è che una grana dell’amministrazione stia ricadendo su di noi». Così monsignor Barbaro Scionti, parroco della Cattedrale, ieri sera davanti alla Collegiata in merito alla questione che da ormai cinque giorni sta tenendo in scacco il Duomo, con una quarantina di persone – adulti e bambini – appostate sul sagrato senza intenzione di smuoversi. Persone che sono lì per chiedere a gran voce «che vengano mantenute le promesse che il sindaco Bianco ci ha fatto ormai quattro anni e mezzo fa - ha spiegato uno di loro, Salvatore Cutrona - ovvero case, lavoro, la sistemazione delle famiglie disagiate e dei quartieri stessi. Bianco è stato eletto con i voti dei quartieri – ha proseguito Cutrona - infatti le 25 famiglie che protestano vengono da Librino, Pigno, Villaggio Sant’Agata, San Giorgio e San Cristoforo - promesse di cui abbiamo ancora le registrazioni, ma risultate fini a se stesse. Siamo qui da giorni senza mangiare né bere e siamo disperati: abbiamo chiesto più volte di essere ascoltati, ultima spiaggia era rivolgersi alla Chiesa, perché non abbiamo casa, tanto meno quelle promesse, e nessun posto dove andare». «Papa Giovanni aveva detto “aprite le porte, spalancate le porte di Dio”, monsignor Scionti le porte le ha chiuse - ha accusato Pietro Giglio - il parroco di Sant’Agata ha mostrato la sua diffidenza nei nostri confronti, ha negato le coperte ai bambini, ci ha buttato fuori, non ci ha neanche dato un bicchiere d’acqua per prendere le medicine». Lo ha confermato la moglie di Pietro, Carmela Porto: «Io sono diabetica e non mi sto curando a dovere, ma per una buona causa, per la nostra dignità».

I racconti sono diversi: «Il 29 novembre un gruppo di noi ha passato la notte in Cattedrale - ha spiegato Giusi Tirelli - salvo essere buttati fuori la mattina dopo dal parroco. Adesso dentro è rimasta solo una persona, mia zia, Aurora De Luca, che non ha certo intenzione di uscire. Continuerà la nostra battaglia dall’interno della Cattedrale. Li la trattano bene, ma è a noi che il prete ha dato disposizioni di non darci nulla da bere e da mangiare. Un nostro rappresentante si è rivolto alla Caritas, ma gli hanno risposto che aiutano solo gli immigrati, perché i fondi ci sono solo per loro. Qui abbiamo anche bambini, una quindicina, e molti di loro hanno tosse e febbre». «Siamo stati aiutati solo dai volontari e dalla gente povera come noi – ha chiosato Giglio – resteremo qui finché Bianco non manterrà le promesse di quattro anni fa». In un botta e risposta virtuale è monsignor Scionti a spiegare di «non aver mai trattato male nessuno, anzi già dal primo giorno mi sono attivato per ottenere un tavolo tecnico in Prefettura con i rappresentanti dell’amministrazione, attraverso il dottor Fichera e presenti la Digos e la dottoressa Scacco. Il tavolo era stato fissato per le ore 10 del 30 novembre: avevo chiesto un segno di buona volontà, ovvero abbandonare la Cattedrale per permettere la riapertura al culto; mi ero anche offerto di accompagnarli personalmente in Prefettura e farmi portavoce del loro disagio. Ma loro hanno risposto “assolutamente no” ad entrambe le cose: una risposta che francamente non ho capito».

In merito all’accusa alla Caritas mons. Scionti ha spiegato: «Ho parlato con il direttore, mi ha detto che loro possono benissimo andare li, non è previsto il servizio itinerante. Comunque - ha concluso - in Cattedrale si può accedere dalle entrate laterali, spero che la questione venga risolta da chi di competenza».

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