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Catania e Caltanissetta, facevano la “cresta” sulla vendita dei beni pignorati

Il blitz della Guardia di Finanza: misure cautelari per un cancelliere del Tribunale nisseno e per il figlio, e per il direttore e un dipendente dell'Istituto Vendite Giudirizie. In casa di uno degli indagati gioielli per 20 mila euro che invece andavano restituiti da un imprenditore pignorato

Catania e Caltanissetta, facevano la “cresta” sulla vendita dei beni pignorati

La Guardia di Finanza e i carabinieri di Caltanissetta e Messina hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale Nisseno, su richiesta dalla Procura di Caltanissetta nei confronti di quattro persone accusate a vario titolo di truffa aggravata, corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e spaccio di sostanze stupefacenti. Una organizzazione che accumulava ricchezze illecite attraverso lo sfruttamento di persone già oppresse da forti crisi finanziarie in quanto destinatarie di procedure di pignoramento.

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Ai domiciliari è finito Flavio Rotondo, nisseno di 30 anni, figlio del Cancelliere del Tribunale e dipendente occulto dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta e Catania, mentre sono stati sospesi dall’esercizio del Pubblico Ufficio Orazio Rotondo, di Santa Caterina Villarmosa di 60 anni, cancelliere del Tribunale di Caltanissetta, Gianluca Princiotto, messinese di 42 anni, direttore dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta e Catania e Umberto Amico, nisseno di 51 anni, dipendente dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta).

Nell’ambito delle indagini, anche tecniche, sono state appurate violazioni di carattere penale relative alla vendita mediante procedura pubblica di beni sottoposti a pignoramento messe in atto dal cancelliere del Tribunale di Caltanissetta, da suo figlio, dal direttore dell’Istituto Vendite Giudiziarie della Corte d’Appello di Caltanissetta e Catania e da un suo dipendente. La vicenda ha coinvolto l’Istituto Vendite Giudiziarie operante nelle Corti d’Appello di Caltanissetta e Catania. Sono state accertate numerosissime irregolarità e sarebbero stati riscontrati anche fatti di corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato e truffa aggravata.

I dipendenti dell’Istituto secondo l’accusa si facevano sistematicamente corrispondere denaro contante dai debitori delle procedure, inducendoli in errore sulla spettanza delle somme riscosse. In alcune circostanze suggerivano, invece, ai debitori esecutati stratagemmi (come l’utilizzo di prestanome compiacenti) per tornare in possesso dei beni pignorati, addirittura arrivando a gestire personalmente, a fronte della corresponsione o comunque della promessa di utilità di vario genere, la loro partecipazione alle aste telematiche. Le indagini svolte hanno permesso di appurare, da un lato, che i dipendenti dell’Istituto consentivano ad alcuni degli acquirenti (ed in particolare a coloro che sapevano essere prestanome dei debitori esecutati) di procedere con ritardo (anziché nelle 48 ore dal termine dell’asta) al pagamento del prezzo dei beni aggiudicati, e, dall’altro, che i libretti intestati alle procedure esecutive, ove confluivano le somme provento delle vendite, venivano aperti con estremo ritardo (anche di cinque/sei mesi). All’interno dell’Istituto è stata poi rilevata la presenza, quale dipendente di fatto di Flavio Rotondo, figlio di Orazio Rotondo, assistente giudiziario al Tribunale di Caltanissetta, in servizio proprio alla Cancelleria delle esecuzioni mobiliari, ossia quella a più stretto contatto con l’Istituto Vendite Giudiziarie.

Quest’ultimo, per come accertato, oltre ad avere personalmente beneficiato di uno degli accertati episodi di turbata libertà degli incanti (aggiudicandosi beni mediante l’utilizzo di un prestanome), si è anche reso responsabile di falso finalizzati a “coprire” alcune delle irregolarità commesse dai funzionari dell’Istituto. Nel corso delle perquisizioni che hanno preceduto l’emissione dell’ordinanza di applicazione di misura cautelare, è stato poi accertato un grave fatto di peculato, atteso che, nell’abitazione messinese del Direttore dell’Istituto sono stati rinvenuti gioielli del valore di oltre ventimila euro pignorati nell’ambito di una procedura esecutiva pendente di fronte al Tribunale di Caltanissetta, estinta da oltre tre anni e che, in virtù di un provvedimento dello stesso Tribunale, avrebbero dovuto essere restituiti al debitore esecutato. Nel corso dell’indagine, sono stati, inoltre, individuati vari episodi di spaccio di hashish all’interno dell’istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta, commessi da Flavio Rotondo.

SCHEDA/ Che cosa sono gli Istituti di vendite giudiziarie. Si tratta di soggetti privati che, grazie ad una concessione ministeriale, sono autorizzati in via generale all’esecuzione della vendita all’incanto di beni disposta dall’autorità giudiziaria, nonché alla custodia dei beni mobili e alla amministrazione giudiziaria di beni immobili.

In sostanza gli istituti di vendite giudiziarie curano la vendita dei beni pignorati nelle procedure esecutive.

Gli istituti in questione sono quindi considerati ausiliari del giudice e, nell’esercizio delle loro funzioni, assumono gli obblighi e le responsabilità degli incaricati di un pubblico servizio.

L’attività degli istituti di vendite giudiziarie viene svolta nel rispetto delle regole previste dal Ministero della Giustizia (con apposito regolamento [1]) nonché delle direttive impartite dal giudice dell’esecuzione.

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