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Aeroporto di Catania, Sac: passeggeri tanti, soldi pochi. Vendere, se non ora quando?

Nessun passo avanti per il bando internazionale e in attesa dell'approvazione del bilancio, che dovrebbe chiudersi in attivo con 10 milioni di passeggeri, si aspetta di sapere se potranno o meno essere realizzate le opere in programma

Aeroporto di Catania, Sac: passeggeri tanti, soldi pochi. Vendere, se non ora quando?

Catania - Il bilancio della Sac non è stato ancora approvato, e speriamo che la pubblicazione non resti limitata come per il passato a internet, ma sia resa nota a tutti i cittadini. E’ immaginabile che il bilancio debba essere in attivo, visto che si avvia ai dieci milioni di passeggeri, ma non si sa (anzi lo si sa bene) se questo attivo sia sufficiente a realizzare le opere in programma. Si tratta di lavori previsti dal contratto di programma stipulato con l’Enac per avere in cambio la concessione quarantennale (occorreranno oltre 600 milioni di euro nell’arco dei 40 anni). Una delle prime cose da realizzare per evitare che Fontanarossa scoppi di passeggeri, è ad esempio la ristrutturazione della vecchia aerostazione Morandi, che doveva essere fatta due anni fa e slitta ancora per via dell’insufficienza delle risorse.

Intendiamoci, non c’è alcuna responsabilità da parte del management, cioè della presidente Daniela Baglieri e dell’amministratore delegato Nico Torrisi, che si occupano dello scalo, se non ci sono soldi sufficienti a realizzare le opere previste e sollecitate dall’Enac. Quindi penuria finanziaria.

Dall’altra parte, la triplice Camera di commercio del Sud-est che comprende Catania, Siracusa e Ragusa, e ha un’amplissima maggioranza nella Sac soffre della stessa penuria finanziaria ed ha risorse appena sufficienti a pagare le pensioni che gravano sul suo bilancio. Il presidente della super Camera di commercio Pietro Agen lo sa bene di avere scarsi margini di manovra per il rilancio della strategia di intervento delle Camere sul territorio. Non si possono fare le nozze con i fichi secchi.

Da anni il presidente dell’Enac, Vito Riggio, chiede la privatizzazione degli aeroporti siciliani e porta l’esempio di Napoli Capodichino che è diventato in pochi anni uno degli scali più accoglienti e meglio gestiti del Paese.

Per risolvere la situazione di asfissia finanziaria l’unica soluzione è vendere la gestione di Fontanarossa e del collegato scalo di Comiso con un bando internazionale. Agen, in un recente forum al nostro giornale ha detto una cosa precisa: «Fontanarossa vale un miliardo di euro e se non si vende entro due anni mi dimetto». E in una recente conferenza alla Camera di commercio di Catania ha aggiunto: «Risolveremmo una volta per tutte il problema pensionistico dei nostri dipendenti e aiuteremmo tutti i soci a tradurlo nel miglior volano possibile per trasformare l’economia del territorio». Qualcuno si chiederà se veramente Fontanarossa vale un miliardi. La spiegazione è semplice: l’aeroporto di Nizza (20 milioni di passeggeri) è stato acquisito dai Benetton per due miliardi. Fontanarossa fa quasi 10 milioni di passeggeri, è in continua crescita, è il casello d’ingresso in Ue ed è baricentrica tra Europa e Africa e tra Oriente e Occidente. Chiaro che vale almeno un miliardo.

Se dunque queste dichiarazioni di Pietro Agen hanno un senso e se non si vuole continuare a traccheggiare ancora per due anni e forse più, allora si avvii finalmente l’iter per la pubblicazione del bando internazionale. Altrimenti le parole stanno a zero. A parte l’impellenza di riaprire la Morandi, si deve programmare l’utilizzo dei sei ettari passati dal Demanio regionale al Comune metropolitano e da questi alla Sac. Si dovrebbero fare tante altre cose, ma i soldi non bastano: né per Fontanarossa e nemmeno per le Camere di commercio. Ci vogliamo dare una mossa, oppure continuare con le conferenze stampa e i forum per lamentarci che non ci sono soldi? E’ chiaro che dalla vendita della gestione non si potrà ricavare un miliardo perché un 30% delle azioni deve restare per controllo in mano agli enti locali del territorio, ma 700 milioni di euro nelle casse semivuote delle tre Camere di commercio sarebbero un toccasana e un’iniezione di energia positiva per il Sud-Est siciliano. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha qualche idea in proposito?

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