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Catania

Gatti randagi, l'appello delle Aristogatte al neo sindaco di Catania: «Dateci una struttura»

Di Maria Ausilia Boemi

Catania - Acqua a catinelle dal tetto, il soffitto che crolla dopo una riparazione effettuata dal Comune, un ulteriore intervento - questa volta efficace - a carico dell’associazione Le Aristogatte, che da mesi attendono però che il Comune invii nuovamente gli operai per ripristinare il soffitto della casa del custode di Villa Curia dove trovano rifugio i mici randagi. E in questa situazione si è aggiunta una gatta “prigioniera” sul tetto. Eventi che portano la fondatrice delle Aristogatte, Vera Russo, a lanciare nuovamente un appello, questa volta al neosindaco di Catania, perché all’associazione si conceda una struttura definitiva dove ospitare un rifugio sanitario per i tanti mici dei quali le volontarie si prendono cura (facendo le veci del Comune).

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La sede della casa del custode di Villa Curia è infatti sempre meno adeguata: alla mancanza di luce elettrica, situazione diuturna, si è aggiunta nell’ultimo biennio una infiltrazione copiosa di acqua piovana. «Abbiamo segnalato più volte la cosa al Comune - racconta Vera Russo - e dopo mesi sono stati mandati gli operai della Multiservizi per la riparazione: ma si sono limitati a mettere un pannello nel soffitto. Era evidente che una tale riparazione avrebbe avuto durata limitata: prima siamo stati invasi dalla muffa, poi il peso dell’acqua che continuava a infiltrarsi dal tetto ha fatto precipitare il pannello che si è portato dietro un’altra parte del soffitto».

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È rimasto così un buco enorme nel soffitto: «Dopo le dovute segnalazioni e il permesso del Comune, ho dovuto pagare una persona per eliminare la causa dell’infiltrazione d’acqua» ma è comunque rimasto il buco da chiudere nel soffitto. La situazione negli ultimi giorni è diventata tragicomica perché «una delle nostre gatte è riuscita a saltare sul tetto e non riusciamo a farla scendere: probabilmente alla fine dovremo fare intervenire i vigili del fuoco».

Una vicenda che si è trascinata per un paio d’anni e che riporta alla luce i problemi dell’associazione “ospite” nella casa del custode di Villa Curia: «Vorrei rivolgere al nuovo sindaco un appello accorato chiedendogli un interesse diverso nei nostri confronti, sottolineando che siamo tenute in buona considerazione dai veterinari dell’Asp e dal Comune stesso. Dateci la possibilità di creare un rifugio sanitario a norma, non possiamo vivere in questo modo». Attualmente le volontarie dell’associazione (una ventina sulla carta, ma solo 5-6 operative) si prendono cura di 63 gatti, tra i quali tantissimi cuccioli: «Tanto è vero che abbiamo dovuto comunicare all’ufficio diritti animali di non mandare più altri mici perché non riusciamo a gestirli. Tanti devono essere anche allattati e le mie tre balie sono al limite».

A febbraio l’associazione ha partecipato in corner a un bando del ministero della Salute rivolto al volontariato e per il quale l’ex sindaco Enzo Bianco ha assegnato alle Aristogatte (era condicio sine qua non) un piccolo terreno su cui si potrebbe creare - in caso di vittoria del bando - un rifugio utilizzando prefabbricati. Ma è più una speranza, non una certezza. «Da tempo chiediamo una struttura al Comune - con tutti crismi della legalità, non mi va più di continuare a vivere in maniera approssimativa, con la paura continua di essere buttati fuori - ma l’amministrazione si giustifica dicendo che non può assegnare una struttura all’associazione». Una giustificazione strana, visti i tanti immobili comunali non utilizzati e in rovina: «Facciamo l’esempio stesso di Villa Curia. Quando ci siamo arrivate all’inizio, versava in uno stato di vandalismo assoluto, con la spazzatura che arrivava al tetto, oltre ai furti continui. Abbiamo rivalutato l’ambiente, rendendolo nel limite del possibile anche più sicuro. Invece ci sentiamo sempre ospiti indesiderati. Il progetto di assegnazione che avevamo presentato, regolarmente registrato al Comune, è fatto su Villa Curia: la casa del custode è divisa dalla villa, ha un ingresso separato e potremmo non avere più nulla a che fare con l’immobile storico. Ma le ultime amministrazioni non sono state molto sensibili al lavoro che svolgiamo al posto loro: ci mandano decine e decine di gatti - noi siamo praticamente il gattile, anzi, il rifugio sanitario del Comune - ma di contro non ci danno una mano».

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