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CATANIA COM'ERA

Dalla Plaia alla Scogliera,
con le donne in costume
che non facevano
"taliari nenti..."

Le famiglie preferivano la sabbia anche per fare divertire i picciriddi, mentre i giovani alla moda andavano ad Ognina. E poi c'era quel parroco ...ca si puteva fari l’affari so

Dalla Plaia alla Scogliera,con le donne in costume che non facevano"taliari nenti..."

A Catania prima della guerra gli accessi al mare organizzati con lidi ad uso pubblico e cabine in affitto a stagione, oppure ad ore, erano: la Plaia; la scogliera dell'Armisi nei pressi della stazione ferroviaria; la spiaggia di San Giovanni Li Cuti; la scogliera nei pressi della Parrocchia Santa Maria di Ognina davanti al porticciolo di Ulisse; la spiaggetta nella piazza Mancini Battaglia che affiancava la "Terrazza Balsamo" e lo scoglio del Carabiniere di via Acque Casse. Insomma, ti putevi abbuddare unni vulevi. Avvertenza: si chiama Carabiniere solo perché lì c’era una vecchia putia gestita da un carabiniere in pensione. E quella bettola, caso curioso, ha dato nome alla località.

Quanto al Porto di Ulisse, esso fu realizzato dal barone Castorina, detto arruggiatu, negli anni 40 non distante dalla "Terrazza Balsamo": le cabine divennero famose per la botola interna che consentiva la discesa a mare delle donne in costume da bagno lontane da occhi indiscreti. I settori marini erano divisi, secondo il suggerimento del parroco (ca si puteva fari l’affari so) da corde a fior d’acqua che separavano il settore famiglie da quello degli uomini. Ci sono anche foto dell’epoca dove le donne mostrano solo metà braccia e metà polpacci. Insomma, non c’era chi taliari.

Mentre le famiglie preferivano la Plaia per la sabbia che serviva anche a fare divertire i picciriddi, i giovani alla moda preferivano la scogliera di Ognina servita ogni giorno dal tram. Il porticciolo accanto alla "Terrazza Balsamo" collegava il mare alla piazza regalata dalla benemerita famiglia Mancini Battaglia alla città «con il vincolo che fosse riservata ai pescatori e servisse a stendere le loro reti per farle asciugare al sole». Poi naturalmente la piazza accolse altre attività. Una volta ci proiettavano i primi film con il macchinario che l’impresario Gangi aveva portato da Parigi. La gente pagava il biglietto e si sedeva a vedere la pellicola. Ma finì che, siccome gli sciauni si portavano i seggi da casa e non pagavano nenti, le proiezioni cessarono.

Tutta la zona a mare di Ognina è piena, oltre che di locali importanti, pure da ville di grande valore. Queste ville arrivavano verso sud fino a San Giovanni Li Cuti e verso nord fino a villa Pancari. Nella villa del notaio Pittella ci fu per oltre un decennio il Club della Stampa, che poi si trasferì, quando io ne fui presidente, nella zona a mare tra l’albergo Baia Verde e il ristorante Selene di via Mollica. Qualche vecchio socio si ricorderà di quegli anni felici, gli anni da sudda.

Ma torniamo a Ognina, dove c’è un piccolo borgo marinaro di grande fascino, ma poco valorizzato, con la chiesetta extra moenia quasi in riva al mare che con il vescovo Riggio divenne Parrocchia con il titolo di Santa Maria di Ognina. Non lontana c’era l’ancora più nica chiesetta di S. Euplio in polemica con la prima per chi doveva svolgere la funzione parrocchiale (in quanto spettava un aiuto economico da parte della Curia). Ambedue chiesette erano con ingresso da via Parrocchia. La chiesetta di S. Euplio venne poi abbattuta per realizzare il Lungomare e al suo posto è rimasta un’edicola votiva che per fortuna non sa futtenu. L’unica chiesetta rimasta viene nascosta da quel disgraziato cavalcavia che la sovrasta soffocando il piccolo borgo marinaro attaccato alla discesa a mare dello storico Circolo Canottieri Jonica che vanta 80 anni di storia e 600 famiglie socie (impedite a entrare al Circolo perché il Lungomare viene chiuso alle auto una domenica al mese per favorire il passeggio che potrebbe avvenire tranquillamente sui larghi marciapiedi).

Prima della realizzazione del Lungomare (che avvenne dal 1954 al 1970) c’erano un accogliente lido con particolari caratteristiche per bravi nuotatori, una zona affascinante che piaceva alla gioventù bene di allora: il lido Grotte d’Ulisse, uno stabilimento di grande profondità dal quale si accedeva al Circolo Canottieri Jonica. Ambedue le strutture avevano accesso da una stradella che precedeva l’attuale via Parrocchia. I luoghi erano scoscesi, ma portavano ad un mare unico con arditi giochi architettonici di lava raffreddata costituita da scogli e caverne formati dai capricci naturali delle due colate laviche, quella preistorica di Ognina e quella del Rotolo del 1380. Le colate, adagiandosi sull'acqua del mare, hanno creato grotte marine affascinanti e camminamenti che solo i giovani, saltellando, potevano percorrere. Tra le rocce e le grotte naturali si crearono dei posti cabina, un angolo per la ristorazione, uno slargo comprendente due campi da tennis gestiti dal maestro Umberto e alberi di alto fusto. Dopo la costruzione del cavalcavia del Lungomare cessa di esistere il lido Grotte d’Ulisse, in quanto il più penalizzato dall'esproprio del terreno, e viene sostituito con caratteristiche diverse dal Circolo Canottieri Jonica che raccoglie da allora la migliore società catanese.
Come vedete, ho fatto un po’ di storia catanese di luoghi frequentati anche da me. E’ una zona magnifica, mi piacerebbe però che fosse anche ordinata e pulita, e che i cani non ci facessero la cacca. Pardon.

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commenti 1
  • Serena

    22 Giugno 2018 - 01:01

    Che i cani non ci facessero la cacca??? Piuttosto che alcuni umani porci non gettassero sugli scogli la loro spazzatura! Bottiglie di plastica, sacchetti, vaschette di patatine, lattine... sono un tappeto sugli scogli e superano di gran lunga la quantità di cacche!

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