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Fontanarossa, la seconda pista scomparsa dai radar politici

Qualche tempo fa sembrava si fosse ad un passo dall’avvio della realizzazione poi sul progetto è sceso un silenzio tombale come se non fosse più una priorità

Fontanarossa, la seconda pista scomparsa dai radar politici

Poi è sceso il silenzio tombale, come se il progetto non interessasse più e questo era dipeso non solo dalle elezioni regionali e nazionali, ma anche dal fatto che il costo della benzina si era dimezzato e che le compagnie non avevano più interesse a utilizzare i grandi aerei per portare più passeggeri. Ma adesso la situazione è diversa, il costo del petrolio è aumentato del 30% e questo vuol dire che lieviteranno anche i prezzi dei voli di tutte le compagnie, comprese le low cost e che si useranno gli aerei sempre più grandi. E dunque bisogna prepararsi alle nuove evenienze. Ci sembra invece che tutto il settore aereo siciliano faccia solo ordinaria amministrazione e quindi non sia in grado di rispondere alle nuove sfide.

Sapete che da parecchi anni e in epoca non sospetta questo giornale sollecita la vendita della gestione di Fontanarossa e di Comiso attraverso un bando internazionale per affidarla a un’impresa esperta nella gestione di aeroporti e in grado di mettere sul tappeto sufficienti risorse. Lunedì scorso il presidente della Regione ha riunito gli attuali gestori, li ha sollecitati in questo senso, anche perché la Regione non può sostenere in eterno aeroporti in perdita come Trapani e Comiso, e ha avuto come risposta una sorta di teatrino: sì, lo faremo, vedremo come, interpelleremo gli esperti, aspettiamo il momento buono. Dappertutto si stanno vendendo le gestioni aeroportuali, tranne che in Sicilia perché rappresentano posti di potere e nessuno pare disponibile a cederli, anche a costo di tagliarsi gli attributi.

Al vertice aeroportuale di lunedì mancava il convitato di pietra, Pietro Agen, nomen omen, presidente delle Camere di commercio di Catania, Siracusa e Trapani, quindi padre padrone della situazione, che pur di non toccare nulla non incassa nulla. E di conseguenza non ha le risorse necessarie per dare l’auspicato slancio all’economia del sud-est della Sicilia. Un giorno qualcuno dovrà spiegare perché le Camere di commercio siciliane si limitano a pagare a stento le pensioni dei dipendenti. E qualcuno dovrà anche spiegare perché gli ettari apportati dal Comune di Catania alla Sac restano inutilizzati e perché ancora non si è ristrutturata la vecchia aerostazione Morandi che doveva essere pronta due anni fa.

Poi c’è il problema degli aeroporti minori, con lo scalo di Trapani con il traffico dimezzato perché abbandonato da Ryanair, andato a Palermo per le migliori condizioni che le sono state offerte. Ma vi rendete conto? L’aeroporto il cui patron è Leoluca Orlando (73% delle azioni) cannibalizza il vicino Trapani che così rischia di chiudere se non interviene la Regione, azionista di riferimento. E’ questa la visione che Orlando ha della Sicilia?

La Sac di Fontanarossa non arriva a tanto, ma ha sempre trattato la Soaco comisana come un figlio spurio alla cui sorte è scarsamente interessata. L’idea di Musumeci è giusta: fare due società, una occidentale che si occupi di Palermo, Trapani e Pantelleria e un’altra per la Sicilia orientale che si occupi di Catania, Comiso e Lampedusa. Ma voi credete che Orlando cambierà opinione perché Trapani rischia di chiudere? Quasi certamente no, sarebbe un miracolo. E credete che la Sac si decida a sostenere e promuovere la Soaco di Comiso che sta cercando di affittare lo scalo ad altri? La risposta la conoscete.

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