Giulia Bianco e la candidatura (per salvare il brand di famiglia) che fa discutere
La figlia dell'ex sindaco di Catania dichiarato incandidabile dopo la sentenza sul dissesto del Comune, scende in campo per il Consiglio comunale
Di figli che si candidano al posto dei genitori e di scranni ereditari che passano di generazione in generazione la politica è piena. Ma certo, se hai un cognome pesante come Bianco - che poi è pure il brand dell’omonima lista civica, “orfana” del candidato per eccellenza - allora i riflettori addosso non puoi proprio evitarli.
Si discute molto, e non solo nel fronte progressista, del post sui social in cui Giulia Bianco, figlia di Enzo, annuncia la sua discesa in campo: «Ho deciso di candidarmi al Consiglio Comunale, Lista Bianco per Catania». Con questa premessa: «Non ho mai fatto politica attiva, sono sempre stata solo un’attenta osservatrice. Ma non si può più stare a guardare. Ne va del nostro futuro. Sono davvero preoccupata. Nei prossimi anni Catania deve riprendere un percorso di sviluppo e di crescita. Noi giovani, insieme a tutti i cittadini, ne abbiamo pieno diritto. Ma per questo dobbiamo impegnarci direttamente. Per una città più sostenibile, più sicura, più pulita, in cui possa fiorire il turismo e da cui i giovani non debbano fuggire per trovare occasioni lavorative». Giulia, 32 anni, laureata in Giurisprudenza lo scorso ottobre. Ora pronta a scendere nell’agone catanese. «I valori con cui sono cresciuta - scrive ancora - mi impongono oggi di fare la mia parte, di dare il mio contributo. Grazie a chi vorrà sostenere il mio impegno. Nei prossimi giorni affronteremo problemi, suggeriremo proposte, ascolteremo critiche e apprezzamenti. Grazie».
Fin qui la parte ufficiale della vicenda. Dal quartier generale dell’ex sindaco, incandidabile anche in consiglio per l’interdizione di 10 anni disposta dalla Corte dei conti, si apprende della «necessità di candidare un o una Bianco, visto che la lista manterrà questo nome e questo simbolo», anche per «evitare la dispersione di migliaia di voti di preferenza che verranno dati e che non avrebbero avuto corrispondenza con alcun candidato». S’era sondata, in effetti, l’ipotesi di schierare un altro familiare, ma alla fine la scelta - «pienamente condivisa da Giulia» - è caduta sulla figlia dell’ex sindaco. Che in questo modo smentirebbe le voci sull’intenzione di candidarsi provocatoriamente in consiglio, nonostante la sentenza, per poter sollevare - dopo lo scontato veto dell’Ufficio elettorale centrale circoscrizionale - la questione di legittimità costituzionale sul provvedimento della magistratura contabile. Ma su questa strategia sarebbe arrivato il secco “no” di Maurizio Caserta. Il candidato del fronte progressista ha però aperto, dopo un faccia a faccia, al sostegno di Bianco e della sua lista.
Nella coalizione si continua a discutere sull’opportunità che la lista debba chiamarsi “Con Bianco per Catania”: molte perplessità a sinistra, ma anche nel M5S. «Il programma concertato nei tavoli - è il ragionamento - si pone in discontinuità con l’esperienza amministrativa di Bianco e una lista col suo nome è una contraddizione». Ma, uscendo dall’ipocrisia, allora lo è anche accettare il sostegno dell’ex sindaco sotto mentite spoglie. Eppure Caserta ha detto sì, senza se e con pochissimi ma. E in queste ore sta affrontando il tema con Bianco. Se dovesse arrivare il via libera, il simbolo “griffato”, presente alle elezioni da 25 anni, sarà la quarta gamba del Prof. Magari con Giulia Bianco capolista.