Il blitz sulla sanità, la confessione alla figlia: «Paola, l'imbroglio c'è...»
Un sistema «spregiudicato», così la gip definisce quanto scoperto dai carabinieri. Sono 17 gli indagati. I NOMI
«Eziuccio bello». Cominciano (quasi) sempre così le telefonate, centinaia finite nei nastri in mano ai carabinieri, tra l’odontoiatra Ezio Campagna e l’ex funzionario dell’Università etnea Aldo Missale al centro dello tsunami giudiziario che ha travolto il mondo sanitario etneo (in particolare il cuore pulsante dell’Ordine dei Medici di Catania) e ha lambito la campagna elettorale per la scelta del nuovo “governo” di Palazzo degli Elefanti. Oltre al duo, infatti, è finito ai domiciliari anche il cardiologo Pippo Arcidiacono, fino a qualche settimana fa in ballo per una candidatura a sindaco. Il quarto destinatario della misura cautelare - sempre ai domiciliari - è Sebastiano Ferlito, dentista.
I bandi cuciti e i predestinati degli ex assessori
Al centro delle 1.041 pagine dell’ordinanza firmata dalla gip Simona Ragazzi una serie di bandi «cuciti, rimodulati e costruiti» attorno ai «predestinati» di alcuni dei cosiddetti «Progetti Obiettivo di Piano Sanitario Nazionale (PSN), finanziati dall’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia» all’epoca delle indagini retto da Ruggero Razza, che rischia l’applicazione di una misura interdittiva per “una raccomandazione” in perfetto stile Prima Repubblica. La giudice deciderà il 5 maggio quando ci sarà l’interrogatorio di garanzia del delfino dell’ex governatore (oggi Ministro) Nello Musumeci e degli altri 7 indagati. Tra questi l’ex collega di giunta regionale Antonio Scavone, autonomista doc, lgo La Mantia, otoroninolaringoiatra e attuale presidente dell’Ordine dei Medici.
Il posto della vita
Nella lente di ingrandimento dei pm di piazza Verga il concorso per direttore amministrativo dell’Omceco che (casualmente) è vinto nell’autunno di due anni fa da Gesualdo Missale, a cui sarebbero stati forniti - secondo un «accordo collusivo» tra La Mantia, Campagna, Missale, Filippo Di Piazza (segretario dell’ordine dei camici bianchi di Palermo) e Giuseppe Di Rosa quale componente dell’Organismo di Vigilanza Monocratico dell’Ordine etneo - i dettagli delle prove scritte e orali al fine di fargli ottenere quel «posto della vita». Così lo chiama Campagna in una conversazione: «Cambia la sua vita perché obiettivamente lui è uno che guadagna 2.000 euro al mese all’Ordine ne guadagnerà 6 netti al mese più tutti quanti il come si chiama, lui avrà un contratto di 90.000 euro l’anno, cioè voglio dire… eee gli cambia la vita». A completare la lista degli 8 che venerdì prossimo affronteranno il contraddittorio con il gip per riuscire a convincerla a rigettare la richiesta di «misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio» sono Di Piazza, La Rosa, Alberto Bianchi, Calogero Grillo, Maria Rosalia Leonardi. Inoltre ci sono cinque indagati per cui la Procura non ha chiesto alcuna misura cautelare. E sono Paola Rita Campagna (figlia dell’odontoiatra finito ai domiciliari), Francesco Lo Re (della segreteria di Razza), Daniele Sorelli (dello staff dell’ex assessore regionale alla Sanità), Eugenio Pedullà ed Ernesto Guido Rapisara. Le accuse a vario titolo - che si articolano in 18 capi d’imputazione - sono turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio o del servizio.
«Paola, l'imbroglio c'è»
I progetti finiti nella rete della procura etnea sono stati - come cita il gip - i «progetti PSN Osas, Carie e Cardio». I primi due presentati e gestiti dal Policlinico, l’ultimo invece dal Garibaldi dove opera Arcidiacono. Procedure che «furono approvate e finanziate dall’assessorato Regionale alla Salute» per gli importi richiesti «solo a seguito di rimodulazione e ciò proprio grazie all’intervento di Campagna». L’inchiesta abbraccia un arco temporale di un anno: da settembre 2020 allo stesso mese del 2021. I carabinieri ascoltano, indagano, e a un certo punto vogliono vederci chiaro così decidono di andare al Policlinico e chiedono la documentazione afferente i progetti incriminati. Al Policlinico c’è un fermento palpabile. Infatti la richiesta degli investigatori non è ratificata in tempi ristretti, tant’è che i protagonisti si allarmano e fanno pressioni a quella referente, di cui il manager Gaetano Sirna ripone «totale fiducia», come mettono a verbale gli inquirenti. L’ansia preme. E così gli indagati - come racconta la gip in un capitolo ad hoc dedicato proprio alle reazioni dopo le acquisizioni degli atti - si incontrano in noto bar di Catania e per paura delle intercettazioni mettono addirittura i cellulari nel cofano dell’auto. Ma poi Campagna si sfoga. E quella conversazione diventa per la giudice Ragazzi la prova eloquente «dell’imbroglio», come lo stesso odontoiatra definisce il bando costruito sul curriculum della figlia. «Paola, l'imbroglio c'è! Non è che non c'è l'imbroglio! L'imbroglio c'è! Perché l'imbroglio c'è… Perché Aldo ha fatto il bando… in base a quello che è il tuo curriculum… Aldo il bando… la selezione…»
«Spregiudicati»
Campagna e Missale sono considerati un po’ gli artefici di una sorta di «sistema». La procura, infatti, ha chiesto per loro l’arresto in carcere, ma la gip ha ritenuto i domiciliari sufficienti. Castagna «si adopera per curare l’iter amministrativo necessario a portare avanti i Progetti PSN» pianificando «le figure professionali che avrebbero dovuto beneficiare del contributo», con la assidua e cruciale collaborazione di Missale. Quest’ultimo predispone «l'architettura dei profili e dei bandi e ne segue passo passo l'andamento». La gip è molto dura: gli indagati, per un prolungato arco di tempo, hanno «strenuamente e spregiudicatamente alimentato un sistema di turbativa di selezione pubbliche di tipo clientelare e familistico, in spregio di principi dei quali non sembrano avere contezza e rispetto».
Le commissioni decise a tavolino
Emblematica per il giudice la telefonata dell’8 febbraio 2021. Missale e Campagna quindici giorni prima delle delibere del progetto Osas avrebbero deciso la composizione delle commissioni: «Ho sentito la Leonardi. Mi ha detto, mi ha dato il via libera per Ferlito… così abbiamo Bianchi - Grillo per maxillo; Bianchi - La Mantia per otorino, Bianchi - Ferlito per odontoiatria, Bianchi-Crimi per fisioterapia». A un certo punto il responsabile (Bianchi) che ritengono “poco attivo alle loro richieste” andrebbe cambiato o almeno affiancato: «Va sostituito il Bianchi come coordinatore perché è inesistente, non c'è, cioè non, se se non "ammutto" io non fa le….». E infine mettono parola anche nella selezione dei prescelti: «È mio fraterno amico, ah! Mio amico di infanzia…». Insomma il modus della spintarella all’amico di turno sembra non passare mai di moda.