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Acireale, «la legge Severino non si applica»: ecco perché il neo sindaco Barbagallo resta in carica

Ma i riflettori della Prefettura non si spengono: restano le ombre dell'informativa della polizia pochi giorni prima del voto

Laura Distefano

16 Giugno 2023, 14:20

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Nessun congelamento per diciotto mesi dalla carica di sindaco. Roberto Barbagallo resta seduto sulla poltrona di primo cittadino di Acireale. Ieri sera, dopo che è avvenuta la proclamazione (vedi l’articolo a lato), si è diffusa la notizia che dalla Prefettura non sarebbe arrivata alcuna notifica di sospensione. Nel caso dei reati tentati non si applica la Legge Severino. Barbagallo è stato condannato in primo grado a un anno e quattro mesi (pena sospesa) per tentata induzione a dare e promettere utilità nel processo denominato Sibilla (che nel 2018 lo costrinse a dimettersi dal ruolo di sindaco). Una sentenza che è stata impugnata e che ha portato a un appello con una falsa partenza in maggio. Ora la prima udienza utile sarà il prossimo settembre.

Interpretazione chiara

C’è un’interpretazione dell’Avvocatura dello Stato di qualche anno fa - che non si riferisce al caso specifico - che è chiara. «La norma non si applica a questa fattispecie», è quanto detto dai vertici di Palazzo Minoriti al fattoquotidiano.it. Scenario confermato dall’ufficio di gabinetto della Prefetta Carmela Maria Librizzi ieri a tarda serata anche a La Sicilia.

Al di là dei pronostici mediatici (e delle polemiche scatenate dagli avversari) quindi ha vinto la linea dei legali di Barbagallo che fin dall’apertura della campagna elettorale lo avevano tranquillizzato sull’inapplicabilità della norma. L’articolo 7 della Legge Severino al punto C secondo i “saggi” del neo sindaco di Acireale non lascia adito a dubbi.

Riflettori ancora accesi

I riflettori però della Prefettura su Acireale non si spengono. Rimangono infatti le ombre suscitate dai contenuti dell’informativa della polizia che pochi giorni prima del voto ha notificato a Barbagallo un avviso di conclusione indagini per falso e rivelazione del segreto investigativo relativo alla realizzazione di alcuni campi di padel per conto di una società la cui quota maggioritaria è nelle mani di Carmelo Paratore, sotto processo (ancora in primo grado) per essere ritenuto il prestanome del boss Maurizio Zuccaro. Ma a sollevare polveroni (fino a portare l’ipotesi di poter vedere arrivare gli ispettori prefettizi al municipio) sono le intercettazioni e gli incontri con esponenti della cellula acese del clan Santapaola.
Barbagallo potrà, quindi, “governare” per i prossimi cinque anni. Salvo altre sorprese di natura giudiziaria.