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Cara Mineo, stretta di Salvini: meno ospiti
e l' obiettivo finale resta la chiusura

Il Viminale stima un risparmio di 10 milioni all’anno. Il numero dei migranti accolti nella struttura scenderebbe da 3000 a 2400

Cara Mineo, stretta di Salvini: meno ospitie l' obiettivo finale resta la chiusura

PALERMO - Due anni fa si augurava che il Cara di Mineo fosse chiuso e raso al suolo. Era l’8 agosto del 2016 quando Matteo Salvini, allora politico di opposizione, tuonava contro il centro di accoglienza della provincia di Catania. Oggi, da ministro dell’Interno, il leader della Lega stempera i toni ma non risparmia le critiche. "Meno oneroso e meno affollato": il Cara passerà da 3mila a 2.400 ospiti, con un costo giornaliero per immigrato che scenderà da 29 a 15 euro», rende noto il Viminale sottolineando che «la misura comporterà risparmi superiori a 10 milioni di euro in un anno». «L'obiettivo finale resta la chiusura - conferma il ministro - ma stiamo dimostrando di aver imboccato la strada giusta. Dalle parole ai fatti».


Arrivato, negli anni dell’emergenza sbarchi, a ospitare fino a 4mila cittadini stranieri, con conseguenti problemi igienico-sanitari e di sicurezza, il Cara è stato al centro di gravi fatti di cronaca e aspre polemiche. Come quando, nel 2015, un 18enne ivoriano ospite della struttura uccise i coniugi Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez. Un fatto che determinò un vero e proprio allarme e spinse l’allora procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera a parlare di emergenza di Stato. "E' necessario il potenziamento delle forze di polizia. E' necessario che le istituzioni prendano atto di una realtà su cui va posta attenzione e risolta», disse. Parole ripetute dal magistrato quando quattro nigeriani ospiti del centro violentarono una connazionale.
Lunga la lista delle inchieste aperte sul Cara: da quella su una presunta truffa da un milione di euro per presunte liste "gonfiate" nei rimborsi spesa ottenuti aumentando artatamente il numero delle presenze di migranti nella struttura, a quella sulla cosiddetta "parentopoli" nelle assunzioni nelle cooperative. E’ ancora pendente, davanti al Tribunale di Catania, il processo a 15 persone imputate di turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014. Dal procedimento è uscito Luca Odevaine, condannato a sei mesi di reclusione col patteggiamento e coinvolto nel processo «mafia Capitale». Nell’indagine sugli appalti è implicato anche il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione.  

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