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Catania

Catania, «disabili "prigionieri" nell'aereo arrivato da Lourdes»

Di Vittorio Romano

CATANIA - Circa una settimana fa erano partiti in aereo da Catania con destinazione Lourdes per uno dei tanti pellegrinaggi che l’Unitalsi organizza «per i fratelli e le sorelle disabili» che affidano alla Madonna le loro preghiere e le loro speranze. Il ritorno era previsto per sabato scorso, con un volo da Lourdes della compagnia “Bulgarian” che è atterrato a Fontanarossa alle 11 con una mezz’ora circa di ritardo. Appena l’aereo ha toccato terra, per i poveri disabili - alcuni con gravi problemi fisici, altri con gravi problemi cognitivi e altri ancora afflitti da entrambi - è iniziata un’odissea.

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«Faccio volontariato con l’Unitalsi, sottosezione di Catania, e sabato io e i miei 17 amici disabili, con pellegrini e volontari siamo tornati da Lourdes col cuore pieno di gioia e di amore - racconta il dott. Nino Spampinato, vicepresidente della sottosezione etnea -. Ma il nostro arrivo è stato segnato da un grave episodio che ha fatto scomparire il sorriso dal viso di noi tutti. Dopo l’atterraggio, mi sono accorto che l’aereo non si era accostato ai “fingers” ma aveva proseguito verso un’area distante e senza alcuna possibilità di far scendere le carrozzine in maniera agevole. Sono saliti a bordo alcuni dipendenti dell’aerostazione che, con fare arrogante e senza alcun rispetto per i malati, hanno fatto scendere dall’aereo tutti i passeggeri tranne le persone con difficoltà motorie, assicurandoci che avrebbero pensato loro ad accompagnarli in sala. Ci siamo fidati».

Ma il tempo passava, racconta Spampinato, «e non avendo nessuna notizia dei nostri disabili, sono andato a chiedere spiegazioni al personale di terra, senza ottenere nessuna risposta. Ho chiesto aiuto a un carabiniere di servizio in sala, che mi ha trattato con indifferenza e scortesia. Solo dopo più di un’ora di abbandono in una struttura metallica che funge da ascensore, alle 12 circa di una giornata calda come quella di sabato, i nostri amici sono stati “rilasciati” in un posto all’aperto, fuori dalla hall dell’aeroporto. A quel punto ci hanno invitati a riprenderli. Li abbiamo trovati impauriti, piangenti e in condizioni pietose, e non aggiungo altro per rispetto nei loro confronti».

Spampinato si dice «indignato come catanese e come volontario cristiano perché ancora oggi non siamo in grado di tutelare realmente i diversamente abili. Non so ancora se questa brutta vicenda avrà conseguenze sul loro stato emotivo e di salute - conclude - so per certo che chiederò giustizia per loro, affinché simili episodi non si ripetano».

Questa la replica della Sac, società che gestisce l’aeroporto. «Purtroppo, per motivi operativi, non è stato possibile assegnare un finger al volo in questione, che avrebbe fluidificato le operazioni di sbarco dei passeggeri disabili e dei loro accompagnatori, come avvenuto alla partenza. Due gli “ambulift” predisposti da Sac sottobordo, ovvero i sollevatori per i Prm (passeggeri a ridotta mobilità), la cui capienza è limitata. Non essendo possibile trasportare un accompagnatore per ognuno dei 17 Prm, si è trovato un compromesso con l’organizzazione, lasciando a bordo solo un gruppo di assistenti che li hanno affiancati nel trasbordo». Sac si scusa «del disagio provato da passeggeri e familiari per un episodio indipendente dalla propria volontà» e per il quale ha attivato «tutti i mezzi e le risorse umane a disposizione».

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