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Alloggi popolari in Sicilia, «Crisi legata al reddito negato: fermare ora sfratti e sgomberi»

Sul piede di guerra il sindacato Asia-Usb

Alloggi popolari in Sicilia, «Crisi legata al reddito negato: fermare ora sfratti e sgomberi»

Catania - «Non si può affrontare in Sicilia la questione abitativa non tenendo come punto di riferimento la larga fascia di popolazione che è a rischio povertà. Infatti, la stragrande maggioranza degli sfratti eseguiti e quelli in corso e da eseguire avvengono per morosità e riguardano nuclei familiari e soggetti che non hanno più reddito. Il diritto negato all'abitare, quindi, anche in Sicilia è legato al diritto negato al reddito».

Sul piede di guerra in tutta Italia il sindacato Asia Usb per l’emergenza abitativa che, come spiega Claudia Urzì, responsabile di Asia Usb Sicilia, va a saldarsi drammaticamente ad uno stato di disagio sociale sempre più diffuso tra ampie fasce di popolazione.

«Davanti agli sfratti in aumento - dice ancora Claudia Urzì - la Regione Siciliana non ha mai avuto nessun piano regionale abitativo. A Catania, per esempio, tutto finora si è limitato a una "cabina di regia", a cui partecipano anche i rappresentanti di "categoria" di Cgil, Cisl e Uil. Una "cabina" che ha pianificato interventi isolati, come se la questione abitativa riguardasse esclusivamente questo o quel quartiere. Fiore all'occhiello di questa "regia" è stato il Palazzo di cemento di Librino, che dovrebbe essere riqualificato con la realizzazione di 96 alloggi. Sempre a Librino, altri 144 alloggi dovrebbero essere assegnati con la riqualificazione di altri due edifici, le tristemente famose "Torri". Punto».

A Catania, ricorda Asia Usb, cioè nello stesso comune che si limita alla "cabina di regia" c'è una lista di circa 4 mila nuclei familiari che hanno fatto richiesta per l'assegnazione della casa popolare. «4000 nuclei familiari - spiega Claudia Urzì - rappresentano non meno di 20 mila cittadini, altro che i 240 alloggi che dovrebbero essere assegnati a Librino».

Alla situazione del piano abitativo, poi, va aggiunto il dato sugli edifici privati, praticamente tenuti chiusi e abbandonati, che, dice ancora Asia Usb - «rappresenta anche il totale fallimento della campagna "Affitto a canone agevolato". Il canone agevolato prevede un affitto che non superi il 30% del reddito mensile dell'inquilino. In realtà ad essere tutelato è il proprietario, il quale è messo nelle condizioni di stabilire il canone mensile dell'affitto in base alla busta paga dell'affittuario. E non sorprende, che, nella cabina di regia, la Cgil auspichi ancora altri interventi per una politica di incentivi per i proprietari di casa, "per agevolare gli affitti". E, mentre si continuano a chiedere incentivi per i proprietari, oltre il 30% degli affitti avviene senza la registrazione dei contratti. Pratica diffusa nei quartieri popolari, e in modo particolare nei confronti delle migranti e dei migranti».

La mancanza di reddito, ribadisce con forza Asia Usb, tornando a battere sul tasto del disagio sociale diffuso e in crescita, non causa solo gli sfratti per morosità eseguiti con gli sgomberi. Tantissime famiglie, singoli cittadini, e migranti, non hanno più un tetto perché hanno lasciato volontariamente le abitazioni e vivono nelle auto, nei sottoscala, nei garage. Tanti dormono per strada. Altri hanno occupato edifici privati o pubblici abbandonati. «Sfratti e sgomberi in aumento, edilizia residenziale pubblica assente, patrimonio pubblico abbandonato - conclude Claudia Urzì - impongono un piano regionale abitativo, fuori dalla logica delle "cabine di regia" e delle "agenzie casa". Chiediamo, quindi, il blocco immediato di sfratti, sgomberi e pignoramenti».

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