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I voti, la mafia e l'arresto di Pippo Nicotra il politico “trasversale” anche tra i clan

Nel racconto dei pentiti i presunti accordi ra l'ex deputato regionale e le storiche famiglie mafiose catanesi per ottenere consensi elettorali

I voti, la mafia e l'arresto di Pippo Nicotra, il politico “trasversale anche tra i clan”

CATANIA - Pacchetto completo, 50mila euro, in anticipo, tutto incluso: tanto sarebbe costato all’ex deputato dell’Ars Raffaele "Pippo" Nicotra, 62 anni, l’appoggio del clan Sciuto, legato alla "famiglia" Santapaola-Ercolano, alle elezioni per le Regionali in Sicilia del 2008.

A mettere nero su bianco le accuse che hanno portato al suo arresto sono diversi pentiti. Il primo a parlare è Giuseppe Laudani consanguineo del capo storico del clan Laudani che parla di aver appoggiato Nicotra alle comunali del 2006 ottenendo in cambio di rifornire con la sua carne i supermercati del candidato. Parla anche Gaetano Mario Vinciguerra, reggente del cosca Sciuto, che ha cominciato a collaborare con la giustizia nel luglio del 2015. E’ lui a raccontare alla Procura distrettuale dell’accordo del 2008 e di quello successivo del 2012, ma questa volta il pagamento è diverso: 50 euro a voto, meglio se «fotografato col cellulare».

E’ trasversale Nicotra, ricostruiscono i pentiti, non solo nella politica - quattro legislature all’Ars e più volte sindaco di Aci Catena con Dc, Nuovo Psi, Fi, Pdl, Mpa, Udc, Articolo 4 e infine Pd - ma anche nella campagna elettorale: non disdegna, affermano i collaboratori di giustizia, di chiedere aiuto anche al clan Laudani. Incontra durante la sua latitanza il boss di Cosa nostra di Catania, Santo La Causa, che si traveste con parrucca e occhiali all’Onassis, adesso pentito, che spiega di «avere deciso di appoggiarlo per ottenere il cambiamento delle destinazioni di aree edificabili del Comune in cui era sindaco», Aci Catena. E Nicotra, sostiene la Procura, versa al gruppo altro denaro, da 10 a 15mila euro l’anno, «anche se non partecipa alle dinamiche associative limitandosi a sfruttare la sua vicinanza al clan» e ai suoi vertici «contribuendo al mantenimento del sodalizio».

Un comportamento che il gip Santino Mirabella, in poche righe delle 368 pagine dell’ordinanza, definisce di «una spregiudicatezza al limite estremo, e forse ben oltre, dell’impudenza», contestandogli il concorso esterno all’associazione mafiosa e il voto di scambio.

Ha un trascorso Nicotra che risale al 1993, quando da sindaco di Aci Catena si rifiutò di coprire i manifesti di lutto per un uomo vicino ai boss del clan Santapaola e poi, nonostante il divieto del questore, andò ai funerali. Lui fu indagato e prosciolto, ma il Comune fu poi sciolto per mafia.

Intanto la prima fase dell’inchiesta "Aquilia", antico nome di Acireale, si è conclusa con la disarticolazione della cosca acese legata Cosa nostra divisa in due gruppi che gestivano traffico di droga, furti ed estorsioni con l’arresto, oltre che di Nicotra, da parte dei carabinieri di Catania di altre 17 persone legate a Cosa nostra etnea. Fatta luce su estorsioni che duravano da venti anni e che sono state interrotte, in alcuni casi, dalle "seconde generazioni" di imprenditori che hanno ammesso di essere vittime del racket.

Chiariti anche movente e dinamica del tentativo di omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, il 28 agosto del 2007: reggente della cosca di Sebastiano Sciuto, avrebbe disatteso gli ordini del boss, che avrebbe incaricato il figlio Stefano, di organizzare l’agguato.

Gli arrestati

Sono diciotto i destinatari dell’ordinanza cautelare emessa dal Gip di Catania nell’ambito dell’inchiesta "Aquilia" . Oltre all’ex deputato regionale Raffaele "Pippo" Nicotra, di 62 anni, i carabinieri del comando provinciale e della compagnia di Acireale hanno arrestato: LE FOTO

Fabio Arcidiacono, di 34 anni

Fabrizio Bella, di 54

Cirino Cannavò, di 46

Fabio Vincenzo Cosentino di 40

Gianmaria Tiziano Cosentino, di 37

Danilo Tommaso Failla, di 39

Salvatore Nunzio Fonti, di 48

Camillo Grasso, di 50

Mariano Massimino, di 32

Mario Nicolosi, di 42

Camillo Pappalardo, di 48

Concetto Puglisi, di 37

Giuseppe Rogazione, di 44

Santo Paolo Scalia, di 44.

Tre provvedimenti cautelari sono stati notificati in carcere a indagati già detenuti per altra causa:

Rodolfo Bonfiglio, di 38 anni

Antonino Francesco Manca, di 40

Stefano Sciuto, di 36. 

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