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Atti inchiesta Diciotti da Palermo a Catania. Salvini: «Ma chiudetela qui, fatemi lavorare»

Il ministro dell'Interno, indagato per sequestro di persona in merito al blocco dei migranti sulla nave a Catania, commenta la decisione del Tribunale dei ministri del capoluogo che si è dichiarato territorialmente incompetente ad indagare

Atti inchiesta Diciotti da Palermo a CataniaSalvini: «Ma chiudetela qui, fatemi lavorare»

Catania - In 42 giorni, meno della metà del termine massimo previsto dalla legge, i tre giudici del tribunale dei Ministri di Palermo chiamati a decidere le sorti giudiziarie del titolare del Viminale Matteo Salvini nel caso Diciotti, si sono spogliati del procedimento, passando la palla ai colleghi catanesi. In un decreto di 60 pagine, trasmesso alla Procura che oggi stesso l’ha girato ai pm etnei, il collegio ha sostenuto di non poter entrare nel merito delle accuse rivolte al ministro, indagato di sequestro di persona per aver impedito lo sbarco di un gruppo di migranti soccorsi il 16 agosto dalla Guardia costiera. E ha indicato in Catania la sede giudiziaria "giusta» per proseguire l’inchiesta. «Tra un pò gli atti arrivano a Bolzano, lasciatemi lavorare», ha commentato ironicamente il ministro dell’Interno apprendendo la notizia.


Al termine di una giornata iniziata con smentite o secchi no comment da parte dei tre magistrati del tribunale dei ministri, in nome di un segreto istruttorio su una mera declaratoria di incompetenza, il collegio, dopo una riunione di ore nell’ufficio del presidente del tribunale, ha affidato la comunicazione dell’invio degli atti ai pm palermitani a una nota di due righe. Nel decreto, però, i giudici spiegano in dettaglio perché l'indagine dovrebbe ripartire a Catania, mostrando di aver accolto i dubbi espressi anche dalla Procura del capoluogo che proprio sulla competenza, dopo aver inviato gli atti al collegio, aveva sollecitato approfondimenti.


Il tribunale dei ministri nelle scorse settimane ha sentito funzionari del Viminale e ufficiali della Guardia costiera per ricostruire dove il reato di sequestro di persona avrebbe avuto inizio: nelle acque di Lampedusa, come aveva ipotizzato la Procura di Agrigento che per prima aveva indagato Salvini radicando a Palermo la competenza, o in quelle catanesi, visto che per giorni la nave con a bordo i profughi era stata ferma nel porto della città etnea? A complicare il tutto è la circostanza che nessun divieto di sbarco è mai stato dato dal Viminale, che si è «limitato» a non autorizzare l’approdo. Alla fine i giudici, dunque, hanno concluso che Lampedusa, dove furono sbarcati alcuni profughi in cattive condizioni di salute, non poteva essere ritenuta porto idoneo per accogliere tutti i migranti soccorsi. E che l’illecito trattenimento a bordo della nave Diciotti sarebbe iniziato nelle acque catanesi.


La Procura di Catania, a cui ora è passata la palla, potrebbe modificare le contestazioni fatte a Salvini e finanche indicare la strada dell’archiviazione al tribunale dei ministri competente. Il nuovo collegio avrà altri 90 giorni per decidere se chiudere il caso con l’archiviazione o ritrasmettere gli atti ai pm perché chiedano al Senato l’autorizzazione a procedere. «Adesso - ha dichiarato il procuratore Zuccaro - inizia il lavoro da compiere nel massimo riserbo».
 

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commenti 2
  • ASTOLFO

    18 Ottobre 2018 - 18:06

    Eppure è molto semplice: né Agrigento, né Palermo, né Catania, perché la competenza è chiaramente di Tripoli!

    Rispondi

  • enzo1361

    18 Ottobre 2018 - 19:07

    Ma smettetela e fate il vostro lavoro invece di perdere tempo con Salvini.

    Rispondi

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