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Catania, la movida di sicuro è "cool" ma c'è chi è in campo per frenarla

Serie di esposti da una quarantina di residenti di via Gemmellaro, via Faraone e via del Toscano: «Rapina di spazi e rumori insopportabili sino alle 3 di notte: è un inferno, si faccia qualcosa perché siamo pronti a tutto». I gestori dei locali: «Noi rispettiamo le regole, che colpa abbiamo se viene tanta gente?»

Catania, la movida di sicuro è "cool" ma c'è chi è in campo per stopparla

Hanno preso carta e penna e hanno scritto a tutti, dalla Procura della Repubblica all'amministrazione comunale sino ai giornali per chiedere il rispetto del «più elementare dei diritti: il diritto al sonno». Una quarantina di residenti di via Gemmellaro, via Faraone e via del Toscano, le strade della nuova movida “cool” di Catania, sono sul piede di guerra.

Di recente riqualificata, la via Gemmellaro nell'ultimo anno ha visto aprire, uno dietro l’altro, molti locali. E i residenti dicono di avere perso il sonno. «Non ce l’abbiamo con i locali, ma pretendiamo il rispetto delle regole, delle concessioni di suolo pubblico, degli orari, degli spazi da lasciare liberi per le auto dei residenti o per i mezzi di soccorso. E chiediamo che le autorità competenti facciano rispettare le norme e tutelino il nostro diritto a riposare», spiega Lino Secchi, ex preside da molti conosciuto in città e uno dei firmatari dell’esposto.

E per non lasciare nulla di intentato, ci indica due sentenze: la 1255 del 2017 del Tar Lombardia (sezione di Brescia), che ha giudicato illegittima la misura imposta (dal Comune) al gestore del locale di curare il divieto di stazionamento degli avventori negli spazi esterni e la 2621/2017 del Tribunale di Brescia che ha condannato, in sede civile, il Comune a far cessare le immissioni di rumore eccedenti la normale tollerabilità. Come dire, il Comune faccia qualcosa perché siamo pronti a tutto. L’esasperazione - avvertono - può portare ad avere reazioni sbagliate e incontrollate».

E dire che all'inizio i residenti avevano visto favorevolmente la nuova vita di via Gemmellaro: «Una riqualificazione che poteva essere piacevole sia per la cittadinanza che per il turismo e anche per gli stessi gestori». Tutto ciò si è trasformato in una sistematica «rapina della strada», «in un arrogante abuso della sofferenza provocata alla cittadinanza e incubo ricorrente». Insomma, un vero inferno, perché - aggiungono i residenti - «tutte le notti fino alle tre/quattro del mattino subiamo la “malamovida”, compresa la lacerante calata delle saracinesche e la raccolta delle bottiglie, i gestori e i loro clienti che si intrattengono a motori accesi». Perciò chiedono come mai non si dia seguito alle innumerevoli chiamate ai vigili urbani, non ci siano rilevamenti dei decibel da parte dell’Arpa, come mai si permetta ai locali di restare aperti oltre le 2/3 del mattino, come mai alcuni locali come il Vermut, uno dei più frequentati, «occupino molto più suolo pubblico di quanto concesso con tavoli, panche, sgabelli, cuscini sparsi per strada e anche sui marciapiedi tanto che non si può passare neanche a piedi».

La replica è d’obbligo. «Siamo stati i primi ad aprire in via Gemmellaro - ricordano Francesco Rubino ed Ernesto Caruso, titolari di Vermut - e alle 3 chiudiamo: smontiamo i tavoli alle 2, come previsto dalla concessione, e da quell'ora, per scelta, non vendiamo più alcolici. Magari ci prendiamo un po’ di spazio sul marciapiede di fronte, dove c’è un magazzino chiuso la sera, ma lasciamo tassativamente i tre metri previsti dalle normative. Non siamo discoteche, quindi non ci si può neanche accusare di fare rumore. Abbiamo colpa se vengono tante persone? Il brusio di una folla certamente si sente, ma su questo non possiamo farci niente, così come nulla possiamo fare se ci sono persone che vengono e ripartono in moto». Troppi locali? «Forse - dicono - ma fortunatamente sono tutti gestiti da persone per bene, la “movida” di via Gemmellaro ha un pubblico adulto, niente di paragonabile ad altre situazioni».

«Ho incontrato già i residenti, conosco bene la situazione - spiega l’assessore alle Attività produttive, Ludovico Balsamo - ma è difficile fare più di quanto già facciamo. In diverse occasioni abbiamo inviato, in risposta alle sollecitazioni ricevute, le squadre di vigili urbani a fare controlli sull'occupazione di suolo pubblico, abbiamo anche elevato verbali quando si riscontravano abusi sulle superfici occupate o sugli orari nei quali si possono mettere i tavoli in strada, dalle 20 alle 2, con mezz'ora dalle 2 alle 2,30 per smontare. Ma non possiamo intervenire su orari di apertura dei locali o sulla concessione delle licenze, che sono ormai liberalizzate in virtù di normative sovranazionali. Certo - ammette Balsamo - per controllare questa via così come tutte le parti della città servirebbero molti più vigili urbani, ed è noto che siamo ampiamente sotto organico».
È anche vero che, se riscontrate e verbalizzate più infrazioni relativamente alle concessioni di suolo pubblico, possono scattare le chiusure forzate per alcuni giorni. Ma siamo a casi limite. E sinora non è successo.

Inoltre, una grande concentrazione di esercizi in così pochi metri potrebbe essere materia da regolamentare con un piano comunale del commercio? «Potrebbe essere quello lo strumento - conferma Balsamo - e stiamo approfondendo, ma il rischio è che normative europee come la Bolkestein rendano vano anche un tentativo di regolamentazione su scala locale».
Per Alessandro Speranza, storico venditore di stocco e baccalà in fondo alla strada, però, questa seconda vita di via Gemmellaro è positiva. «È molto meglio di prima - dice - qualcuno si rifornisce pure da me e la folla c’è solo nei weekend».
Intanto, lungo la via fervono i lavori. Altri tre nuovi locali apriranno a breve.

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commenti 1
  • Vittorio

    23 Ottobre 2018 - 20:08

    Catania è stata sempre caotica per colpa dei catanesi intolleranti a norme che disciplinano il corretto vivere civile! Il caos è la norma, cito alcuni esempi: distruggere le colonnine dei parcheggi, occupare suolo pubblico da parte dei negozianti di locali, bar, discoteche ecc. Rubare cavi di rame lungo le autostrade e presso gallerie, amministratori comunali che spremono le meningi per incrementare il dissesto dei bilanci, negozi costretti a pagare il "pizzo" per evitare l'ariete della spaccata alle vetrine" ecc. Tutto questo malcostume si trascina da diversi decenni. Un tempo si diceva che Catania era la Milano del nord! Povera Sicilia e soprattutto misera Catania!

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