Catania, terzo giorno di protesta degli studenti dell'Aeronautico per dire “no” all'accorpamento con il Nautico
Primo storico ed eclatante sciopero nella storia dell'istituto, punta di diamante della Sicilia con un piano di studi certificati Enac e Met Afis
La “marcia” di studenti, corpo docente, personale scolastico e la direzione dell'Istituto Aeronautico statale “Arturo Ferrarin” è partita stamattina alle 9 dalla Villa Bellini in direzione piazza Stesicoro. E l'atto finale del primo eclatante sciopero nella storia dell'istituto, della durata di tre giorni e proclamato in aperto dissenso all'ipotesi di accorpamento all'Istituto Nautico “Duca degli Abruzzi”, come da decreto dell'assessore regionale all'Istruzione Mimmo Turano.
Da piazza Stesicoro poi è partita una delegazione verso la sede della Regione in via Bernardo Campo per consegnare un documento destinato proprio a Turano. Un'altra scuola della provincia unita dalla stessa “sorte” (prima il parere sfavorevole all'accorpamento della Città metropolitana, poi “ribaltato” dalla Regione), si è unita alla marcia ed è l'istituto comprensivo “Montessori” di Caltagirone. Un ultimo atto per tentare il tutto per tutto, in virtù della proroga concessa alle regioni fino al 31 dicembre per “ridisegnare” in modo definitivo la rete scolastica.
Nessuna forzatura, piuttosto un far leva su un dato incontrovertibile: «Il “Ferrarin” è riconosciuto come istituto storico non solo nel Sud, ma in tutta Italia» ribadiscono dalla direzione scolastica iniziando dalla preside Patrizia Pittalà, assieme ai tanti collaboratori.
La dirigente scolastica
«Noi in realtà ci siamo mossi come istituto fin da subito - spiega - io nella mia qualità di rappresentante legale insieme alla direzione. A livello istituzionale abbiamo interloquito e cercato di portare a conoscenza e condividere l'importanza e la specificità di questo istituto a tutti gli organi e a tutte le autorità. Nel documento da consegnare all'assessore Turano ribadiremo le richieste dei ragazzi, dei docenti e del personale: mantenere la scuola, che è comunità. Noi in questi anni abbiamo costruito un senso di comunità dove ci si muove per senso di appartenenza. Ci siamo mossi tutti, l’ufficio di presidenza e la direzione, perché è questa la nostra funzione; i ragazzi, invece, lo hanno fatto dopo la recente visita dell'arcivescovo Luigi Renna, un evento già programmato molto tempo fa. Sua Eccellenza ha dato con le sue parole nuova speranza e li ha sollecitati a “farsi sentire”. Loro lo hanno fatto, in modo garbato ed educato». «In discussione - aggiunge Fabio Papale, responsabile ufficio tecnico ed ex allievo (nel 1980) - ci sono storie e passioni, ed è un peccato rischiare di perdere il nostro “quid”. Non è la prima volta che si presenta l'ipotesi, sempre a causa di ragioni politiche più che per motivazioni reali».
Gli studenti
«Siamo arrivati alla decisione, non facile dello sciopero - rilevano Alessandro Ruggeri, studente diplomando, e Luca Scimione, rappresentante della Consulta studentesca - anche perché era stato approvato un iter legislativo che affermava l’unicità della nostra scuola, quindi non avrebbe potuto e dovuto essere accorpata come tutte le altre scuole “normali”. Il “Ferrarin” è uno dei tre Istituti Aeronautici storici, punta di diamante della Sicilia con un piano di studi certificati Enac per la formazione della figura Fiso (gestione del traffico aereo) e Met Afis (informatori volo e meteorologi), è l’unico riconosciuto per il mantenimento del simulatore certificato FSTD, ovvero che può essere usato da veri piloti. Va inoltre rilevato come l’accorpamento possa comportare difficoltà per quanto riguarda il finanziamento e la ripartizione dei singoli fondi destinati alle attività scolastiche, ripartizione che potrebbe influire sul finanziamento della parte addestrativa dei piloti per cui il nostro istituto è riconosciuto a livello nazionale, andando a ledere la gestione finanziaria autonoma di fondi regionali».
Oggi in contemporanea alla marcia «a scuola avremo l'aggiornamento del simulatore di volo Alsim Alx 500, su cui di recente sono stati effettuati alcuni interventi (costo oltre 100 mila euro, ndr) - ricorda il vicepreside Giovanni Napoli - vengono apposta dalla Francia». Come dire, non ci fermiamo. Finché non verremo costretti.