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Catania

Catania ultima in tutto: città alla deriva, di chi è la colpa?

Di Redazione

CATANIA - La fotografia scattata da Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto di Legambiente presentato ieri a Milano, è impietosa per Catania: ultimo posto tra i 104 Comuni italiani. La città etnea è fanalino di coda in tutto: trasporti, pulizia, aria, verde pubblico, rinnovabili.

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«Siamo all’anno zero su tutti i fronti - commenta l'avvocato Viola Sorbello, presidente del circolo di Catania di Legambiente - tutti gli indicatori presi in esame dal rapporto certificano il fallimento delle politiche ambientali urbane portati avanti nella nostra città. In questi anni abbiamo costantemente indicato alle Amministrazioni le politiche da adottare per migliorare l’ambiente urbano, ma il più delle volte i nostri appelli sono rimasti inascoltati».

Quindi Catania precipita in fondo alle classifiche di vivibilità, non c'è verde pubblico, la spazzatura invade la città, la mobilità sostenibile è ridotta al lumicino sebbene ci sia una linea metropolitana, l'inquinamento da polveri sottili è in preoccupante aumento, l'acqua potabile si disperde. E la classe politica cosa fa? Praticamente se ne frega, ignorando persino il grido d'allarme delle associazioni ambientaliste. Sono lontani i tempi in cui Catania veniva chiamata la "Milano del Sud", un mito ormai sbiadito e difficile da spolverare e lucidare  tra casse comunali vuote, inciviltà diffusa, altissima evasione dei tributi e assenza di "politiche" degne di questo nome. La città è alla deriva, il "comandante di questa lurida nave" sembra non avere i mezzi per invertire la rotta e la collisione sugli "scogli" del fallimento sembra ormai inevitabile. Ma c'è ancora la speranza di un "aiutino" statale, anche se stavolta Roma sembra sorda agli appelli che provengono da Catania.

In effetti per invertire la rotta non può bastare il contributo del governo, che eviterebbe forse il naufragio ma non è detto che rimetta in moto la "nave". E poi la classe politica e le istituzioni non hanno la bacchetta magica. Per cambiare davvero le cose servirebbe quindi un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, anche dei cittadini, soprattutto di coloro che evadono i tributi, non pagano le multe, e pretendono pure i servizi, come i trasporti comunali considerati - nel rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente - tra i peggiori d'Italia, con tempi d’attesa record alle fermate dei bus. 

«Sulla mobilità, tema che ha il peso più rilevante nel rapporto, si fatica a implementare politiche efficaci di riduzione della dipendenza dall’uso dell’auto - commenta ancora Viola Sorbello -: l’ampliamento delle zone a traffico limitato e delle isole pedonali, contestualmente al miglioramento delle infrastrutture ciclabili come strategie di mobilità sostenibile, attendono da anni la messa in opera a causa dell’evidente mancanza di volontà politica e dell’inefficienza della macchina amministrativa. Sul tema del verde urbano attendiamo da mesi l’approvazione del Regolamento del verde: il nostro circolo ha contribuito alla definizione delle linee guida, ma ad oggi questo strumento fondamentale per una corretta gestione del verde rimane chiuso nei cassetti degli uffici comunali».

«Per quanto concerne il consumo di suolo - aggiunge Sorbello - l’abusivismo nel Parco dell'Etna, patrimonio dell' Umanità, e all’interno dell’Oasi del Simeto sono un esempio lampante di immobilismo amministrativo. Le demolizioni sono in numero irrisorio. Risultati impietosi anche per la dispersione di acqua nella rete e per il livello di depurazione».

Ma il vero paradigma della situazione disastrosa dell’ambiente urbano è la gestione dei rifiuti: mentre a livello nazionale la media di differenziata supera il 50%, la nostra città non arriva neanche al 10: 9,3%, per la precisione. E probabilmente è anche un dato gonfiato a ben guardare l'attuale carente gestione della raccolta differenziata a Catania, città sporca che annega da anni tra i rifiuti.

«Questo quadro desolante - conclude Sorbello - ci stimola a lavorare ancor più attivamente, ma a invertire la rotta dovrà pensarci l’amministrazione comunale. Soprattutto in questi mesi in cui il rischio di default finanziario aleggia sul nostro Comune, occorre investire proprio sull’ambiente urbano: molti dei costi a cui deve far fronte il Comune potrebbero essere notevolmente ridotti se ci fosse una corretta gestione di tutti gli aspetti dell’ecosistema ambientale della città».

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