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Santapaola al 41bis tra colloqui, lettere e quel manoscritto fatto a brandelli e gettato nel wc

Per i giudici è ancora lui a ricoprire il ruolo apicale nella mafia a Catania. Per il Tribunale Misure di Prevenzione resta «la condizione di pericolosità sociale»

Laura Distefano

13 Gennaio 2024, 12:04

Nitto Santapaola

Nitto Santapaola

Da 30 anni al 41 bis. Ma per il Tribunale Misure di Prevenzione, presieduto da Maria Pia Urso, «la condizione di pericolosità sociale» del capo dei capi di Catania, Nitto SantapaoIa, è «constante nel tempo e ancora attuale». L’unico motivo per cui hanno rigettato la misura della sorveglianza speciale avanzata in sede di requisitoria dal pm Fabio Regolo - siamo nell’ambito del procedimento sul tesoretto di Cosa nostra scaturito dalle indagini Samael del Ros - è il fatto che il boss è già destinatario di un provvedimento emesso nel 2008 di obbligo di soggiorno che non è stato eseguito per lo stato di detenzione. Il Tribunale ha ritenuto che la misura fosse «adeguata» e quindi non fosse necessario «irrogarne» un’altra. Per i giudici Santapaola è il «vertice di Cosa nostra catanese».

«Nonostante lo stato detentivo e il regime di 41 bis Santapaola è riuscito comunque a mantenere - scrivono i giudici - il suo ruolo apicale, riconosciuto dagli affiliati, esercitando il proprio potere attraverso l'opera dei parenti e dei fIgli» L’attualità della posizione apicale, contestata dal difensore Carmelo Calì, risulterebbe evidente per i giudici da «come sino a recentissimo passato, non solo lo stesso abbia dimostrato di voler continuare a comunicare con l'esterno su questioni relative all'associazione, ma gli stessi affiliati continuino a riconoscere il ruolo, tanto da destinargli, anche indirettamente, somme di denaro».

Il collegio nella sentenza, con cui si è stabilita la confisca di società e immobili, ha citato alcuni episodi - inediti - da cui emergerebbero tentativi di contatto tra il carcere duro e l’esterno. Casi che provengono dalle relazioni di servizio della polizia penitenziaria di Opera, dove è detenuto il padrino catanese.
Ha destato allarme, ad esempio, il colloquio avvenuto con la figlia e il genero del novembre 2017. Santapaola si informava se fosse stato arrestato «suo nipote di Messina». Pochi mesi prima, a luglio, era stato arrestato Vincenzo Romeo (figlio della sorella di Nitto) nell’operazione antimafia Beta della Dda di Messina. L’anno dopo, il 23 maggio 2018 la Direzione dell'istituto di detenzione «disponeva il trattenimento di una missiva ordinaria avente come mittente "Laura - Genova 16144"». Un fatto strano già l’assenza del mittente ma anche la scelta di usare come «francobollo l'immagine di Don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993». Nell’epistola si parlava di «contatti con il fratello del detenuto (Antonino Santapaola, scomparso qualche tempo fa)». Un fatto totalmente non possibile al vero in quanto Nino ‘u pazzo era detenuto anch’egli, all’epoca, al 41bis al carcere di Opera. Ultimo episodio citato è quello del 16 febbraio 2019: «nel corso di una perquisizione ordinaria nella camera di Santapaola, il boss cercava di disfarsi di un manoscritto strappandolo in piccoli pezzi e gettandolo nel servizio igienico». I poliziotti della penitenziaria sono riusciti solo a salvarne qualche pezzetto. Chissà quale segreto Nitto aveva affidato a quel foglio.