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Catania, tace per anni e poi trova il coraggio di raccontare l'orrore: «Lo zio mi ha violentata»

Lo sfogo di una 15enne, abusata dal parente quando aveva solo 7 anni: ora lei vive in una comunità protetta e lui con la sua famiglia

Laura Distefano

18 Marzo 2024, 09:40

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Ha tenuto tutto dentro per sette anni. E tanti ne aveva quando le hanno strappato la sua innocenza. Lo zio l’avrebbe violentata. Abusata. Minacciata di morte. Oggi Luce, la chiameremo così, ha 15 anni e vive in comunità affidata ai servizi sociali. Il suo carnefice invece continua ad abitare nella sua casa, nel Catanese, con la mamma e la sua famiglia. A denunciare tutto ai carabinieri è stata la sorella maggiore. Che all’inizio aveva vacillato ma poi ha raccontato tutto ai militari («io credo a mia sorella») ed è scattata l’inchiesta nel maggio 2022. Il fascicolo è stato affidato alla pm Valentina Botti.

Pochi giorni dopo Luce, con il supporto di un psicologo come prevede la normativa, è ascoltata dalla magistrata. E ha raccontato l’orrore. È partita dal principio: «A casa eravamo io, i miei nonni, le mie sorelle e un fratello, mio padre non c’era quasi mai. In quel periodo viveva con noi anche mio zio, che stava tutta l’estate. Lui mi viziava molto, gli ero molto affezionata». Poi tutto è cambiato. Tra le lacrime ha rivissuto quel terribile giorno. «Quando avevo 7 anni stavo dormendo e la mia famiglia era fuori, io sono rimasta sola con mio zio». La bimba è scesa cercando la sua famiglia ma ha trovato il parente che gli ha detto che gli altri erano fuori. «Resta con me, giochiamo al computer». Un invito che la ragazzina ha accettato. Ma non ci sarebbe stato alcun gioco ad aspettarla. «Mi ha abbassato i pantaloni del pigiama, io ero distesa sul divano e lui si è abbassato e ha fatto quello che doveva fare. Io ho iniziato a piangere, gli ho detto basta, mi ha dato uno schiaffo ma io ho pianto forte».

Sarebbero partite anche le minacce: «Era una cosa che non dovevo dire a mia madre e a mio padre… sarebbero morti e poi sarei morta io, ma per ultima». Da quel momento «non siamo rimasti più soli fino a due anni fa (2022, ndr) che ha cercato di mettermi la mano là sotto. E prendeva la mia mano e me la metteva da lui».

Udienza ad aprile

La notizia delle violenze, due anni fa, è stata scoperta durante un ricovero in una struttura ospedaliera che ha avvertito i servizi sociali. La pm Valentina Botti ha chiesto il rinvio a giudizio per lo zio della ragazzina per violenza sessuale. La piccola è assistita dall’avvocato Gianmarco Gulizia. L’udienza preliminare è fissata ad aprile.

Il paradosso è che la piccola, oggi quindicenne, vive in una comunità e lo zio invece abita nella casa con sua madre e le sue sorelle. «A me dà fastidio sapere che lui è a casa mia e io non posso tornarci perché c’è lui». Come darle torto.