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Insidia la donna sbagliata: pestato dagli uomini del suo clan

Attraverso falso profilo social tenta approccio con la fresca ex di “santapaoliano” ma il marito ha le credenziali per accedere ai messaggi della donna e chiede soddisfazione ai rivali

Concetto Mannisi

25 Marzo 2024, 11:21

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Difficile la vita del boss. Si evince chiaramente dalle “carte” dell’operazione “Locu”, la stessa che ha permesso di colpire duramente il clan Cappello, azzerandone le piazze di spaccio.
I personaggi ai vertici dell’organizzazione, infatti, vengono chiamati a più riprese per appianare dissidi tra affiliati che indossano la stessa “casacca” (vedi il caso della corsa clandestina di cavalli agli “avvuliddi”, conclusa senza un vincitore ma con l’appendice di una sparatoria in occasione del summit tenuto successivamente in una stalla per definire la questione) ma anche per dirimere questioni che vedono coinvolti “cappelloti” o “carrateddi”, contrapposti a personaggi vicini ad altre famiglie e, magari, sponsorizzati da personaggi di peso.

La donna sbagliata

Una di queste circostanze si è sviluppata sulla figura della moglie di un soggetto ritenuto affiliato al clan Santapaola e presa di mira, dopo la separazione col marito (non si sa fino a che punto momentanea), da un personaggio vicino ai Cappello Bonaccorsi. Ciò attraverso messaggi inequivocabili su Facebook, per quanto inviati da un profilo chiaramente falso.

I messaggi su Facebook

Il caso ha voluto che il marito della donna conservasse le credenziali d’accesso al profilo della propria consorte, fresca ex. Cosicché ha impiegato pochissimo per risalire all’identità del “dongiovanni 2.0”.
Ne nasce una sorta di spedizione punitiva, con alcuni “santapaoliani” di Librino - in testa il defunto Enzo “Caterina” Timonieri e il presunto mandante del suo omicidio, Sam Privitera - che si recano da Gaetano “Tano mafia” Venuto, uno degli arrestati del blitz, per chiedere soddisfazione in merito a quanto accaduto.
Timonieri chiede a Venuto di scendere in strada, ma “Tano mafia”, sorpreso dalla presenza di «così tanti motorini qui sotto» e sospettando che alcuni degli “ospiti” avessero qualche «picciriddu d’appresso» (una pistola, per essere chiari), risponde a “Caterina” di salire lui nella sua abitazione, magari accompagnato da qualcuno dei presenti: «Sciugghiemu stu ruppu (Sciogliamo questo nodo, ndc)…». E, in effetti, salgono Timonieri, Privitera e la persona offesa, che riferiscono a Venuto dell’accaduto.

Il regolamento

“Tano mafia” chiama l’uomo accusato di quel gesto inopportuno e poi dà appuntamento a dopo un’ora ai presenti: «Però, mi devi fare un favore, Enzo: devi venire da solo, tu ed un altro solamente, senza tutti questi motorini, questi caschi, queste cose». Nel frattempo informa i fratelli Querulo - e Biagio rimprovera Venuto di non avere chiamato subito Domenico, personaggio dotato di carisma e titolo per trattare la questione - e chiede al “ricercato” e al padre di quest’ultima persona, ritenuto personaggio di rispetto del clan, di presentarsi all’appuntamento.
Alla fine è proprio il più anziano genitore a malmenare il figlio. Ciò alla presenza di Timonieri, della persona offesa e di altri giovani intervenuti. Un gesto che placherà l’ira dei “santapaoliani” e chiuderà definitivamente la questione.