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Terrorismo, in manette jihadista catanese: «Fare pulizia a Milano e in Calabria»

Nel suo cellulare i canti inneggianti l'Isis, immagini di decapitazione e nei gruppi Whatsapp incitava alla violenza suscitando la disapprovazione di altri suo interlocutori. Si era convertito all'Islam in carcere a Caltagirone dove stata scontando una pena per violenza sessuale

Terrorismo, in manette jihadista catanese: «Fare pulizia a Milano e in Calabria»

Predicava e invocava la Guerra Santa contro gli infedeli ed esaltava l’Isis e lo Stato islamico: «fare pulizia a Milano, in Calabria …». Ma stavolta non è un immigrato di seconda generazione cresciuto nelle Banlieu parigine o nei sobborghi di Bruxelles. Si tratta di un catanese di 32 anni. Giuseppe D’Ignoti che è stato arrestato dalla Digos di Catania su delega della Direzione Distrettuale Antimafia etnea che gli ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Catania. Giuseppe D’Ignoti (nella foto) è accusato di apologia del delitto di terrorismo mediante strumenti telematici.

L’inchiesta è stata condotta dalla Sezione Antiterrorismo Internazionale della DIGOS di Catania con il raccordo della Direzione Centrale Polizia di Prevenzione e si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, di tradizionali servizi di osservazione e pedinamento e di numerose testimonianze. D’Ignoti quando è cominciata l’indagine, tra il 2016 e il 2017 si trovava già in carcere per una serie di violenze commesse ai danni dell’ex convivente di nazionalità ucraina. Gli investigatori hanno acquisito le dichiarazioni di diverse persone venuti in contatto, in qualche gruppo su Whatsapp con D’Ignoti e hanno poi effettuato le necessarie verifiche informatiche con il supporto della Polizia Postale di Catania. D’Ignoti sin dal 2016, su Whatsapp aveva iniziato a svolgere un’intensissima attività di proselitismo in vari gruppi, nei quali si celava sempre sotto lo pseudonimo di “Ahmed” e fingendosi di nazionalità egiziana ai partecipanti inviava video ed immagini ritraenti gesta delle milizie dell’Isis, scene cruente di uccisioni e decapitazioni e a taluni anche i cosiddetti Nasheed, ovvero i tipici canti che inneggiano all’Isis ed alla Jihad, fornendo una visione estremistica e radicalizzata della fede religiosa islamica, anche con lo scopo di far osservare rigorosamente alle donne i dettami della religione musulmana.

D’Ignoti, dopo aver incitato alla Jihad ed invitato ad uccidere gli infedeli ed a conquistare l’Occidente, ha in diversi casi suscitato la disapprovazione da parte di molti degli altri partecipanti, ma secondo lui quelli che la pensavano esattamente così erano presenti in modo capillare sul suolo italiano e pronti ad agire. Significativi alcuni tratti delle intercettazioni telefoniche in cui D’Ignoti più volte inviava gli inni in favore dell’Isis ed incitava a prendere un fucile o un coltello ed andare ad ammazzare qualcuno ovvero a “fare pulizia a Milano, in Calabria …” manifestando odio verso qualsiasi cosa rappresentasse l’Occidente. Gli accertamenti tecnici e l’analisi forense digitale eseguiti dalla Polizia Postale di Catania sulla memoria del telefono e sulla cronologia del browser del suo pc hanno consentito di accertare la presenza di numerosi inni, immagini e video in favore dello Stato Islamico inviati ad altri. Tutti i file che erano stati cancellati da D’Ignoti comunque, sono stati recuperati dalla Polizia Postale. Tra questi quello di Giulia Sergio, detta Fatima, la ragazza italiana che ha aderito alla Jihad trasferendosi nel 2015 in Siria e che è stata condannata per terrorismo, nonché un video di fustigazione delle donne sotto le leggi della Sharia.

Per approfondire leggi anche: LA SUA DONNA COSTRETTA A PORTARE IL VELO

D’Ignoti si era convertito all’Islam radicale all’interno del carcere di Caltagirone nel 2011 quando stava scontando una pena di anni 5 per violenza sessuale. Il suo mentore era stato il cittadino marocchino Aziz Sarrah, allora 31enne, poi rimpatriato nel 2017 dall’Italia poiché trovato in possesso di un vessillo dell’Isis.

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