13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 12 gennaio 2026 23:41
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I clan di tutta Catania si rifornivano dai broker della cocaina provenienti da oltre lo Stretto

Le telecamere della polizia hanno inchiodato le due squadre di narcotrafficanti sgominate ieri. Intercettazioni e verbali di pentiti

Laura Distefano

20 Giugno 2024, 14:32

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Casa di Carmelo Scilio, in via Capricorno, era un porto di mare per molti esponenti della criminalità organizzata. Da Melo “Aricchiazzi” si procuravano la cocaina da spacciare e smerciare. La squadra mobile etnea decide nel 2019, quando l’uomo torna ai domiciliari, di installare una telecamera davanti alla sua abitazione.

Il nipote del boss a casa di Scilio

E così davanti all’obiettivo spuntano i volti di Vincenzo Cappello, nipote dell’ergastolano e mafioso Turi, che gli investigatori indicano come il gestore dello spaccio in via Pelagie. Ma a un certo punto è inquadrato anche l’ex cursoto milanese Carmelo Martino Sanfilippo, che qualche mese dopo deciderà di collaborare con la giustizia. Le sue rivelazioni, assieme a quelle di altri tre pentiti, hanno inchiodato Scilio e hanno arricchito l’ordinanza firmata dal gip Ottavio Grasso nell’ambito del blitz Devozione. Ieri i poliziotti della sezione antidroga della squadra mobile hanno eseguito 13 arresti in carcere. Come hanno spiegato in conferenza stampa il questore Giuseppe Bellassai, il capo della mobile, Antonio Sfameni e Marco Alletto, dirigente dell’antidroga, ieri sono stati catturati alcuni dei più importanti fornitori di cocaina del mercato catanese.

I due narcos calabresi trapiantati a Catania



Si tratta di Bruno Cidoni e Antonio Pezzano, che dalla Calabria hanno deciso di trasferirsi a Catania (precisamente a San Giovanni Galermo in via Beata Giovanna Jugan). Sfruttando i collegamenti con le ‘ndrine di San Luca, nella Locride, i due narcos avrebbero creato un importante business con basi di lavorazione e laboratori di preparazione della polvere bianca.
Si arriva a Cidoni perché è notato nelle vicinanze della casa di Scilio, che è quindi uno dei tanti clienti del calabrese. Dalle carte emerge che il duo Cidoni-Pezzano riforniva i Santapaola-Ercolano, i Mazzei, i Cursoti milanesi e i Cappello-Bonaccorsi.

Ecco chi è Melo Aricchiazzi



L’inchiesta, coordinata dalla pm Tiziana Laudani e dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, ha decapitato due gruppi dediti al traffico di cocaina. Il primo di altissimo livello, il secondo di grossisti, capeggiato da Scilio, che fu coinvolto nel blitz Capricornus in cui gli fu trovata in casa una teca con una corona. Ma gli affari non vanno avanti per molto: Melo “aricchiazzi”, infatti, torna in carcere per un altro ordine di cattura.
Agli indagati non è contestata alcuna aggravante mafiosa, ma i collaboratori di giustizia inseriscono Scilio nell’orbita dei Cappello.

I verbali dei pentiti


Sanfilippo racconta che il suo ex capo Carmelo Distefano (boss dei Cursoti Milanesi) gli avrebbe rivelato che “aricchiazzi” faceva parte «dei Cappello», ma lo «stesso Melo» gli avrebbe chiarito però «che non aveva alcun interesse concreto nei riguardi della famiglia».
Sono più precisi tre ex cappelloti. Salvatore Castorina, proveniente dal gruppo di Mario Strano, spiega: «Melo Scilio gestisce tutti i paesi per il rifornimento di cocaina ed è molto bravo anche a tagliarla». Carmelo Liistro, ex uomo di fiducia di Massimo Cappello, fa un excursus della vita criminale di Scilio all’interno del clan: prima con Massimo Salvo ’u carruzzeri, poi con la squadra delle Salette e infine addirittura con collegamenti diretti con il patriarca Cappello. Non sono mancate però le tensioni per la sua “autonomia d’azione”. «Vi è stato un contrasto con Melo Scilio, ha avuto problemi con Pantellaro (Giovanni) e Ferrara (Rocco). Avanza molto denaro dagli appartenenti al clan Cappello», si legge nei verbali.
Michele Vinciguerra, condannato martedì a 16 anni in Kynara, fornisce addirittura il tariffario di Scilio: «Sul territorio di Catania ci sono fornitori che la vendono anche a 29.000,00 euro al chilo, come “Melo aricchiazzi”…».