Usura, cinque a giudizio a Catania: ma il gup esclude associazione come parte civile
La vicenda giudiziaria e la motivazione sulla territorialità che ha creato un po' di amarezza
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Un giovane commerciante è finito nella rete degli strozzini. Ha pagato per anni tassi vertiginosi che molte volte hanno fatto lievitare i debiti. A un certo punto Domenico Nigito, però, ha deciso di denunciare i suoi estortori alla guardia di finanza. La gup Chiara Di Dio Datola ha rinviato a giudizio Angelo Finocchiaro, Giuseppe Gambadoro, Felice Scalogna, Carmelo Scuderi e Salvatore Zanti, accusati di usura. I capi d’imputazione si dipanano in pagine e pagine. I primi prestiti risalgono al 2015. Ma il ricorso agli usurai continua fino al 2017. Somme da 5.000 a 10.000 euro con pagamenti settimanali che hanno logorato l’imprenditore, che è assistito dall’avvocato Francesco Messina. Le indagini delle fiamme gialle hanno portato a documentare il cerchio senza via d’uscita in cui la vittima era rimasta intrappolata. Nel corso del procedimento è caduta l’aggravante dell’agevolazione mafiosa perché alcuni personaggi sarebbero stati vicini a elementi di spicco, soprattutto della cellula di Picanello.
Ma per la magistratura non ci sono gli elementi oggettivi probatori per sostenere che gli imputati abbiano agito per agevolare in qualche modo la famiglia mafiosa. Il reato di cui devono rispondere, quindi, è usura.
Ora comincerà il processo. Tutti e cinque gli imputati infatti hanno scelto l’ordinario. La prima udienza si svolgerà l’anno prossimo, il 13 marzo 2025.
Il percorso di denuncia di Nigito ha avuto il sostegno, sin dall’inizio, da Libera Impresa. La gup però ha escluso come parte civile l’associazione antiracket, accogliendo l’eccezione di una delle difese, in quanto «dalla lettura dell’atto costitutivo non emerge alcuna diffusività di interesse tutelato che travalichi l’ambito territoriale nel quale la stesso ha sede e agisce (in questo caso Belpasso)».
Una decisione che ha lasciato un po’ di amaro in bocca al presidente Rosario Cunsolo,, il quale ricorda «che l’associazione è inserita nell’elenco prefettizio di Catania». Ma nonostante non saranno parte attiva nel processo, continueranno a sostenere Nigito nella battaglia di legalità e giustizia.