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Catania

Mineo, via i primi 50 migranti dal Cara Il sindaco: «Ora lo Stato ci risarcisca»

Di Redazione

Ha preso il via l’operazione per trasferire i migranti ospiti attualmente nel Cara di Mineo con l’obbiettivo di chiuderlo entro l’anno. Stamattina sono saliti su uno dei due bus i primi 25 migranti che stanno per essere trasferiti nel Centro di assistenza straordinaria di Trapani. Altri 25 saliranno sul secondo pullman per essere poi portati 15 in un Csa di Siracusa e 10 in un Csa di Ragusa. I primi a lasciare la struttura saranno 50 uomini adulti, senza figli e senza nucleo familiare al seguito.

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«Io sono sempre stato contrario al Cara, sono d’accordo per la sua chiusura, ma lo Stato non può lasciare qui le macerie che ha creato» ha detto ai giornalisti il sindaco di Mineo, Giuseppe Mistretta. «Noi siamo martiri - aggiunge - e mi meraviglio che adesso si intesti la battaglia per la chiusura del Cara chi è stato il carnefice del territorio. Chiedo al ministro Salvini di incontrarmi per tutelare il territorio sia economicamente sia sul fronte della sicurezza. Non vogliamo soldi, ma è dal 2014 che chiediamo l'istituzione della Zona Franca per la fiscalità di vantaggio per il territorio. Dal ministro Salvini vorrei un riconoscimento per il nostro territorio che è stato così pesantemente violentato dallo Stato, indipendentemente dai governi che si sono susseguiti, e che oggi ha necessità di avere i giusti riconoscimenti per i sacrifici fatti. Siamo italiani come gli altri, più degli altri perché abbiamo fatto il nostro dovere in silenzio».

«L'allora ministro Roberto Maroni - aggiunge il primo cittadino - aveva preso degli impegni con il nostro territorio: nel 'Patto per la sicurezza” c'era scritto che bisognava compensare l’economia tradizionale che è stata danneggiata dall’istituzione del Cara. Vorrei sapere dal ministro Salvini se manterrà questi impegni. Io mi auguro di sì. Vorrei sapere se si danno garanzie sulla sicurezza del territorio anche dopo la chiusura del Cara, perché i migranti che si stanno allontanando dalla struttura in maniera volontaria non restino in zona creando altri problemi».

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