13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 12 gennaio 2026 23:41
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Scarcerato "Heval Talip", il mediatore curdo arrestato ingiustamente per avere parlato con un terrorista

Annullata ordinanza del gip. Collaborò con un uomo ritenuto un “signore del crimine”

Leandro Perrotta

20 Dicembre 2024, 13:33

talip

Quasi sette mesi in carcere preventivo, dal 22 maggio al 18 dicembre: la misura cautelare è stata annullata alle 20 di due giorni fa. «Non sussisteva il presupposto del titolo cautelare nel merito delle accuse mosse a Talip Burulday». A dirlo è l'avvocato Giacomo Giuliano, che in questi lunghi mesi ha seguito il caso del mediatore culturale catanese, ma di origine curda, finito al centro di una inchiesta internazionale su terrorismo e traffico di migranti coordinata dalla procura di Milano.

L'accusa

L'accusa, per cui il processo si celebrerà a partire dal prossimo febbraio con la prima udienza (si è optato per il giudizio immediato saltando l’udienza preliminare), è di essere lui stesso parte di una organizzazione criminale con base in Turchia. Il capo, Baris Boyun, è definito come un “signore del crimine” curdo, dedito a terrorismo, traffico di droga, sfruttamento dell’immigrazione. Burulday, che è meglio noto come “Heval Talip”, lo ha incontrato più volte. Come detto è mediatore culturale di professione, regolarmente iscritto negli albi appositi regionali sia in Sicilia che in Calabria, e nei suoi vent'anni di attività è stato più volte anche a supporto delle procure. E, come mediatore e interprete, ha incontrato Boyun nel corso della sua attività professionale.

La storia

Il presunto terrorista è infatti arrivato in Italia nel 2020 proprio sulle coste calabresi da richiedente asilo e Burulday, arrivato egli stesso in Calabria come richiedente asilo nel dicembre 1997, ne ha seguito il procedimento affiancandolo nelle complesse procedure burocratiche, ma anche in incontri con i suoi legali. Colloqui finiti al centro dell'inchiesta, dove le accuse mosse a Burulday sono basate su una consapevolezza delle attività illecite e i colloqui ritenuti una dimostraione della partecipazione attiva dello stesso mediatore. Circostanze, naturalmente, negate dall’imputato, finito comunque in carcere insieme ad altre 17 persone in una maxi-operazione in tutta Italia.

I colloqui

Oltre ai colloqui, sono finiti sotto esame degli inquirenti anche di vari trasferimenti di piccole somme di denaro di cui Burulday si sarebbe occupato tramite sistemi quali il “money transfer”. Molteplici passaggi di denaro, seppur di lieve entità, per i quali si presupponeva l'ipotesi di aturicilcaggio e ricettazione che, insieme all'accusa di associazione, sono stati alla base della custodia cautelare. «Ma la Cassazione, ed è una cosa rarissima, ha evidenziato già a inizio dicembre nelle motivazioni di annullamento con rinvio dell'ordinanza del gip come questi elementi fossero non solo non bastanti per una custodia cautelare, ma addirittura che mancassero i presupposti», continua il legale.

Via da piazza Lanza

L'esito, atteso, è stato quindi la liberazione dal carcere Piazza Lanza alle 20 di mercoledì, «e 15 minuti dopo era a casa a riabbracciare sua moglie e i suoi figli piccoli», sottolinea Giuliano. Che aggiunge: «Dopo questo tempo la gioia è naturalmente grandissima per la famiglia. In questi mesi si sono succeduti anche appelli che sottolineavano la possibile natura politica dell'arresto, in quanto il signor Burulday in Calabria ha sempre svolto attività con una associazione di esuli curdi. Motivazioni sempre rimaste fuori dalla nostra strategia difensiva e come detto riconosciute. Tanto che al processo andrà senza le imputazioni di autoriciclaggio e ricettazione. Lui svolgeva la sua attività professionale, e solo per questo è finito nell'inchiesta», conclude.