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Virgillito, il presidente “legalitario” del Cda di Sicula Trasporti arrestato per mafia

A Lentini in trincea contro le scelte anti-privati della Regione, a Barcellona «completamente asservito» al boss

Redazione La Sicilia

24 Gennaio 2025, 13:57

Virgillito

Da presidente del consiglio d’amministrazione di Sicula Trasporti, nominato dagli amministratori giudiziari che gestiscono la “gallina dalle uova d’oro” dell’immondizia in Sicilia, ha tenuto una linea durissima contro la Regione che intende «incidere nel libero esercizio d’impresa» del gruppo ex Leonardi. Ma nel frattempo, sempre in veste di amministratore giudiziario (ma di un’altra azienda di smaltimento di rifiuti: l’impresa individuale Bellinvia Carmela di Barcellona Pozzo di Gotto) è stato arrestato in un blitz della Dda di Messina con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Salvatore Virgillito, 59 anni, apprezzato presidente dell’Ordine dei commercialisti, fra i recordmen degli incarichi al Tribunale di Catania (34 aziende gestite, di cui 11 come rappresentante legale, e 24 incarichi cessati secondo un dossier di SudPress del 2020) è un professionista ben voluto trasversalmente. Non ingannino le origini di Paternò, nuova capitale politica siciliana, né i buoni rapporti con i palazzi delle istituzioni: Virgillito non ha, in apparenza, alcuna matrice politica. Prima dell’accusa di essere «completamente asservito al potere mafioso del clan», guidato dal capomafia barcellonese Domenico Ofria, «nei cui confronti manifestava riverenza e compiacenza» (interrogato nel carcere di Bicocca s’è difeso a spada tratta: «Sono estraneo ai fatti») il super amministratore giudiziario era considerato «un professionista di alto profilo», stimato trasversalmente. Tanto da arrivare, dopo un’infuocata bagarre elettorale, alla guida dei commercialisti etnei.

Ma che differenza c’è fra il Virgillito amministratore della piccola (ma redditizia) ditta, specializzata in rottamazione di veicoli, formalmente sottratta dal controllo dei mafiosi barcellonesi e il Virgillito amministratore della Sicula Trasporti, oligopolista delle discariche private talmente potente da creare un’emergenza rifiuti in Sicilia ogni qualvolta chiude i cancelli di Lentini?
Un abisso. Perché, sempre secondo l’accusa, nel Messinese il professionista, alla guida dal 2011 per conto del Tribunale, avrebbe permesso al boss Ofria di «agire quale “titolare di fatto”» nel corso degli anni, come raccontato dal collaboratore di giustizia Marco Chiofalo, che ha rivelato come Luisella Alesci e Tiziana Foti, rispettivamente mogli di Salvatore e Domenico Ofria, anch’esse arrestate, avrebbero mantenuto «un ruolo importante». Nell’altro incarico, uno dei più importanti del suo “portafoglio”, Virgillito ha invece battagliato a viso aperto per garantire la continuità aziendale e la salute dei bilanci di Sicula Trasporti. Fino a qualche anno fa miniera dei Leonardi. Emblematiche, nell’operazione “Mazzetta Sicula”, le immagini dei bidoni d’immondizia seppelliti nella discarica di Lentini: cinque, con dentro in tutto un milione di euro. «Servivano per gli affitti», la risposta di Antonello Leonardi interrogato dal pm al processo. «Ma cosa ha messo in affitto l’Empire State Building?», lo incalza la giudice. E lui, senza fare una grinza: «Erano in caso ci fosse una guerra…».

La guerra non c’è stata e i Leonardi non controllano più l’azienda. Che però, sotto la guida di Virgillito presidente del Cda, mantiene la medesima strategia aggressiva di business. Con il ricorso al Tar che adesso minaccia di far saltare in aria il Piano rifiuti della Regione, “rea” di voler realizzare i due inceneritori pubblici e non quello privato già autorizzato alla Sicula. E con le pressioni, legittime dal punto di vista di chi vuole il bene dell’azienda confiscata agli imprenditori condannati in primo grado per corruzione e traffico di rifiuti, sul termovalorizzatore da 150mila tonnellate l’anno autorizzato ai Leonardi e ora cancellato dalla mappa della Regione. E anche al processo, sentito da testimone, Virgillito difende con il coltello fra i denti il new deal aziendale: pur in presenza di «criticità», ma «non per colpa della Sicula», bensì di chi «ci chiedeva periodicamente una riduzione del quantitativo». Quando si dice: un amministratore giudiziario modello. Nel bene e nel male.