Accusa di violenza sull'ex compagna gli costò il sogno di diventare carabiniere: ora assolto
L'uomo, anche padre di un bambino, fu rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale
Assolto dopo 7 anni di calvario giudiziario. Da tutte le accuse. Gravissime. Maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale nei confronti dell’ex convivente catanese. Nel 2018 un padre trentacinquenne messinese fu rinviato a giudizio e ora la IV sezione penale del Tribunale di Catania, dopo un lungo e articolato dibattimento, ha emesso una sentenza di non colpevolezza per tre capi d’imputazione con la formula «perché il fatto non sussiste» e per una contestazione «perché il fatto non costituisce reato». Le motivazioni del collegio, composto dal presidente Salvatore Palmeri e dalle giudici Silvia Passanisi e Dora Anastasi, saranno depositate tra 90 giorni.
Questo è l’epilogo. Ma nel frattempo l’odissea processuale ha distrutto la vita familiare, personale e professionale dell’imputato, difeso dagli avvocati Sergio Ziccone e Roberto Materia. Quando fu aperta l’inchiesta l’uomo fu destinatario di una misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti dell’ex compagna. Dal 2018, inoltre, il trentacinquenne vede il figlio minore solo una volta a settimana con la presenza degli assistenti sociali e in ambiente protetto.
«Un processo come questo incide, anche in modo drammatico, nella vita di una persona e della sua famiglia; per questa ragione - commenta l’avvocato Sergio Ziccone, che ha seguito il processo assieme al collega Roberto Materia fin dall’inizio - non possiamo che esprimere grande soddisfazione per una sentenza che conferma tutto ciò che abbiamo sempre sostenuto. Questa vicenda giudiziaria - commenta con un pizzico di amarezza il legale - dimostra quanto sia importante la prova orale nel dibattimento, perché solo così è stato possibile far emergere le contraddizioni insanabili delle dichiarazioni rese dai testimoni dell’accusa e della parte civile rispetto alle prove offerte dalla difesa. Fatti che hanno smentito l’esistenza di ciascuna delle gravissime ipotesi di reato contestate all’imputato, il quale, nonostante sia stato estromesso dall’Arma dei carabinieri e abbia potuto vedere suo figlio per un giorno la settimana in ambiente protetto, non ha - conclude Ziccone - mai smesso di credere nella giustizia».