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Pippo Fava, in scena una sua opera inedita a cento anni dalla nascita

il Teatro Stabile di Catania rende omaggio al giornalista ucciso dalla mafia nel 1984, con il debutto in prima nazionale di «Il Vangelo secondo Giuda». In programma dal 20 al 23 febbraio, la regia è del figlio Claudio

18 Febbraio 2025, 15:20

Pippo Fava

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Nel centesimo anno dalla nascita di Giuseppe Fava, il Teatro Stabile di Catania rende omaggio al giornalista ucciso dalla mafia nel 1984, con il debutto in prima nazionale del suo testo inedito «Il Vangelo secondo Giuda». Lo spettacolo, il cui adattamento e regia sono affidate Claudio Fava, andrà in scena dal 20 al 23 febbraio alla sala Futura. Sul palco David Coco, Maurizio Marchetti, Antonio Alveario, Manuela Ventura, Liborio Natali, Alessandro Romano e Matteo Ciccioli.

«Il Vangelo secondo Giuda» è un testo che si permette due fondamentali disobbedienze. La prima, la più imprevedibile: lo sguardo e la voce di questo Vangelo sono quelli dell’ultimo tra gli ultimi, il reietto per definizione, ovvero Giuda. Eppure, forse proprio per questo sguardo che arriva dai margini, la storia prende un’altra direzione, smarrisce la sua sacralità e si umanizza, si fa carne e sentimenti, pensieri e miserie, paure ed allegrie. Com'è la vita, quando esce dal tempio e incontra le donne e gli uomini. L’altra disobbedienza è l’aver proiettato questa storia in un tempo nostro, presente, il tempo dolente e ribelle che fu di Giuseppe Fava quando scrisse questa pièce, più di quarant'anni fa. Precipitati dai loro piedistalli, il Maestro e gli apostoli adesso sono attorno a noi, con difetti e rabbie, adulazioni e presunzioni. Ci rassomigliano, e noi rassomigliamo a loro. Un vangelo blasfemo? Niente affatto: un vangelo nostro, concreto e insieme grottesco, il racconto di vite fallaci, di amori assoluti, di tradimenti e di ribellioni, di equivoci, paradossi, verità sempre imperfette.

La regia di Claudio Fava, figlio di Giuseppe, ha voluto restituire al testo la freschezza di un’intuizione: immaginarci noi, su questo palcoscenico, noi apostoli improbabili, noi maestri supponenti, tutti tentatori e tentati dalla vita terrena. Quella cioè che si attraversa e si consuma qui ed ora.