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Avvocato catanese da due giorni in cella in Thailandia: «Io, prigioniero per un passaporto sgualcito»

L’arrivo a destinazione di Luca Inserra, con l’alt al controllo documenti a Phuket. «L'ambasciata italiana mi ha abbandonato»

24 Febbraio 2025, 07:00

Inserra Luca

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Ha già trascorso due notti da nella “stanza di detenzione” dell’aeroporto di Phuket. Su un divano letto spaccato, con un unico cesso rotto, in compagnia di altri sette “clandestini” respinti alla frontiera. Luca Inserra, 48 anni, avvocato catanese, è un prigioniero per caso. Bloccato all’ingresso in Thailandia, ma non perché trasportasse droga o armi. Per le autorità locali il suo passaporto «risulta danneggiato». Nonostante avesse regolarmente superato i controlli alla partenza (Fontanarossa) e nella tappa intermedia in Svizzera. E così quella che doveva essere una vacanza, assieme all’amico Salvo Russo, imprenditore alberghiero, è diventato un incubo. Di più: una vera e propria reclusione. Partito venerdì da Catania con un volo Edelweiss, poi lo scalo a Zurigo. E l’arrivo a destinazione. Con l’alt al controllo passaporti.

La testimonianza

«Due giorni pieni da carcerato - racconta al telefono a La Sicilia - in una stanza in condizioni pietose, facendomi comprare da mangiare e da bere dalle guardie». Inserra, tecnicamente, non è entrato in Thailandia: è trattenuto alla frontiera, in un “limbo” del diritto internazionale in cui, oltre alle regole dello Stato d’ingresso, conta il peso (e la capacità di intervento) del proprio Paese. «Infatti io non ce l’ho con le autorità thailandesi: qui le regole sono severe e loro sono intransigenti, magari anche bruschi come mi è capitato con la polizia di frontiera», si sfoga poco dopo aver ordinato la cena. «Qui le guardie sono gentili, è un popolo sorridente. E non mi sono certo messo a piangere - aggiunge - perché non potevo farmi la vacanza. Io, anche da avvocato, ho soltanto rivendicato il diritto di tornare a casa, anche a mie spese». Diritto che gli è stato negato.

La diplomazia

E qui entra in campo la nostra diplomazia. O meglio: resta in panchina. «L’ambasciata italiana - rivela Inserra in un video che oggi sarà online sul sito lasicilia.it - aveva assicurato che mi avrebbe fornito la necessaria assistenza. E invece…». E invece no. Contatti con il console a Phuket, triangolazioni Catania-Roma-Bangkok «grazie anche ad alcuni politici catanesi di maggioranza», tante telefonate dalla “prigione” e il pressing del compagno di viaggio rimasto da solo. Ma il mancato turista è rimasto sempre nella stessa stanzetta, mentre «cittadini di altre nazioni, nelle mie stesse condizioni, sono già tornati a casa», sbotta. «Ci sono normative restrittive, note a chi parte dall’Italia», la versione dei diplomatici. Sul sito viaggiaresicuri.it è spiegato a chiare lettere: chi non arriva in Thailandia con un passaporto «in condizioni perfette» è dichiarato «persona inammissibile nel Regno». Una brutta storia, che potrebbe capitare a tutti.

L'ironia della sorte

Ironia della sorte, Inserra non è nuovo a disavventure aeree: nel settembre 2023 era a bordo del Volotea Catania-Ancona, costretto a un atterraggio d’emergenza per lo scoppio del motore poco dopo il decollo.
«Io in Thailandia vorrei tornarci», confessa sul fare della seconda notte da carcerato. «Ma ora voglio solo tornare a casa». Forse ci riuscirà, oggi, con un volo Phuket-Zurigo, «grazie ai contatti della compagnia aerea con la polizia di frontiera e non certo alla nostra diplomazia: da cittadino italiano, “colpevole” di avere un passaporto con una piega e un micro-strappo, mi sono sentito abbandonato. E tradito, soprattutto», sospira Inserra proprio mentre un “secondino” bussa per consegnargli la cena. Cucina thailandese, ovviamente. Sognando gli arancini.