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Catania

Dissesto Catania, torna ipotesi della Tari in bolletta

Di Giuseppe Bonaccorsi

Catania - Notizie certe nessuna, solo indiscrezioni. Dal palazzo di città, al momento, non ci sono novità ufficiali alla grave situazione finanziaria che ha provocato il blocco dell’assistenza per anziani e persone più bisognose, come la quattordicenne disabile che rischia di non potere andare in gita a causa proprio della paralisi del servizio di assistenza. Da quello che trapela sembra che il sindaco Salvo Pogliese due giorni fa abbia avuto un colloquio telefonico col sottosegretario Candiani al quale ha illustrato la grave situazione che si è venuta a creare in città, che colpisce principalmente le fasce più deboli della popolazione. Il primo cittadino e Candiani avrebbero concordato una linea da seguire e sembra che il governo, vista la preoccupante situazioni venutasi a creare, potrebbe deliberare una anticipazione alla città etnea per evitare che si continuino a negare servizi essenziali, con la violazione della nostra Costituzione.

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Era comunque chiaro che il perdurare della grave crisi di liquidità sarebbe ricaduta in primis sui più deboli che oggi soffrono dell’assenza di servizi fondamentali. Il governo quindi, in attesa della conversione in legge del decreto Crescita, nel corso del quale dovrebbe essere presentato un emendamento ad hoc per i Comuni in dissesto, potrebbe venire incontro a Catania con un contributo finanziario. Almeno queste sono le voci che arrivano dal palazzo, perché di certo non c’è nulla ed è molto grave che nessuno voglia spiegare cosa sta realmente accadendo e come si intenda superare questo momento. Da quello che emerge sembra che la Ragioneria al momento non intenda assumersi responsabilità sull’eventuale emanazione di un debito fuori bilancio per finanziare lo stato Sociale, senza le garanzie che lo Stato e la Ragione intendano realmente fare la loro parte per venire incontro a una città in profondo rosso.

Per il resto è storia vecchia. Alcuni giorni fa si era sparsa la notizia all’Ars sulla possibilità che martedì la commissione Bilancio approvasse l’emendamento per il fondo di Garanzia per i Comuni in dissesto utilizzabile solo per pagare gli stipendi dei comunali e degli addetti delle Partecipate, ma sino a questo momento tutto tace. Sul fronte del governo gialloverde, nonostante le rassicurazioni che ormai si susseguono da mesi, nulla è stato fatto. Sembra che in fase di lavori parlamentari per il decreto Crescita verrà presentato un emendamento che prevede alcune delle misure richieste anche dal Comune di Catania. Il Comune, attraverso il sindaco Pogliese e il vicesindaco Bonaccorsi, ha chiesto al governo alcune misure urgenti, come il blocco della restituzione dei 66 milioni di anticipazioni di Tesoreria, per tutti i cinque anni della durata del dissesto, la rinegoziazione dei mutui per equiparare il tasso di interesse a quello attuale e la moratoria dei mutui per cinque anni. Misure che permetterebbero di non pagare oltre 50 milioni di euro l’anno, necessari per stilare un bilancio riequilibrato senza prevedere “macelleria sociale” che, purtroppo, sta già riguardando le fasce più deboli e programmare così il futuro finanziario con relativa tranquillità.

In questo clima di profonda incertezza torna, invece, alla ribalta la famosa Tari da inserire nella bolletta elettrica. Giorni fa la delegazione dell’Anci in commissione Senato avrebbe proposto di prevedere la Tari nella bolletta in via sperimentale soltanto in alcuni Comuni in fortissima difficoltà, per capire se il meccanismo più funzionare per tutti gli altri. Tra i Comuni che potrebbero far parte di questa sperimentazione ci sarebbe proprio Catania.

Sul fronte dello scontro politico in merito alle responsabilità del dissesto sono ricominciate le scaramucce soprattutto in Consiglio tra il vicepresidente e componente del gruppo «Con Bianco per Catania», Lanfranco Zappalà e il capogruppo di Forza Italia, Santi Bosco. Siamo andati in Procura per conoscere se sia ancora aperto un fascicolo sulle presunte responsabilità del dissesto e sulle vistose irregolarità riportate nei documenti della Corte dei conti, trasmessi alla Procura etnea nel luglio scorso. Poiché non siamo potuti entrare negli uffici inquirenti abbiamo dovuto presentare una domanda scritta ai vertici della procura per conoscere se il fascicolo è ancora aperto oppure è stato archiviato. Non appena otterremo una risposta informeremo i nostri lettori perché è giusto, visto l’ammontare del debito accumulato negli anni, - che si aggira sul miliardo e 600 milioni di euro - che Catania conosca la verità, non solo su questa, ma su tutte le vicende che riguardano la pubblica amministrazione, sempre se una verità potrà essere appurata. Affinché soprattutto la conoscano quei cittadini che continuano regolarmente a pagare le tasse a fronte di quel 50% che non le pagano affatto.

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