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Porto di Catania, intervista al sindaco Trantino: «Ecco perché il dibattito è cosi acceso»

Il primo cittadino spiega le ultime fibrillazioni nella maggioranza e fa il punto della situazione sul Piano regolatore portuale etneo

27 Marzo 2025, 12:07

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«Per quanto mi riguarda, in questo momento è tutto a posto. Avrei apprezzato, e non ne ho fatto mistero, che le obiezioni alla delibera sul Piano regolatore portuale si trasformassero in emendamenti, anche corposi. Non nego che non mi ha fatto piacere l’atteggiamento dell’Mpa, perché non l’ho trovato propositivo. Ma è falso che ho minacciato di rimuovere assessori dalla giunta. Ho detto, invece, che qualora si fossero portati alle estreme conseguenze certi comportamenti avrei fatto le mie valutazioni».

Il sindaco Enrico Trantino, reduce dall’assemblea dei soci della Sac per approvare il processo di privatizzazione della società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso, non nasconde una certa amarezza rispetto a come si è svolto il dibattito sul tema, dentro e fuori il consiglio comunale.

Sindaco, il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia l’ha invitata a porsi delle domande sull’affidabilità degli alleati. Una bella presa di posizione.

«Ritengo di essere sufficientemente adulto da potere prendere da solo le mie decisioni e da capire di chi fidarmi e di chi no. Per il resto, ho letto e sentito dire delle cose improponibili. Come, per esempio, l’idea - avanzata dall'Mpa - di usare l’area dell’ex cementeria che come sappiamo bene è privata. Forse è mancato questo passaggio, ci sarà stata una svista nel ricordare che quell’area non è pubblica e che io non consentirò mai favori simili ai privati».

Il consigliere Giovanni Curia, immaginiamo non sapendolo, ha proposto un emendamento per chiedere la cessione di quell’area a titolo gratuito al Comune. Curia parlava anche dell’ex ente fiera, che invece è davvero dell’Autorità portuale e sul quale ci risultano delle trattative in corso.

«Le confermo. Stiamo lavorando a un accordo. L’Autorità portuale vorrebbe che noi considerassimo di pagare un canone di concessione per l’ex ente fiera. Noi garantiamo invece di realizzare infrastrutture e manutenzioni: sarà la riqualificazione di quell’area il canone che noi pagheremmo. Diciamo che è su questo che vertono le trattative in questo momento».

La delibera sul Piano regolatore portuale ha valore esclusivamente consultivo. L’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale, cioè, può decidere di non assecondare nemmeno uno dei suggerimenti della direzione Urbanistica. Secondo lei perché su un tema su cui il consiglio ha così poco spazio di manovra i toni si sono alzati così tanto?

«Perché, per usare una metafora calcistica, ogni tanto qualcuno ci tiene a fare sentire una marcatura stretta a uomo».

Dall’altro lato: visto che il Prp è affare dell’Autorità portuale, perché lei ci tiene così tanto?

«Perché si sta proponendo un’idea di cambiamento su un’infrastruttura che ne ha un disperato bisogno. C’è una innegabile osmosi tra l’area portuale e il tessuto urbano. Tant’è che la direzione Urbanistica e il vicesindaco Paolo La Greca hanno fatto un eccellente lavoro di puntello su quell’atto, imponendogli limiti molto puntuali».

Lo hanno fatto, però, quando i termini per presentare le osservazioni alla procedura di Vas, al ministero dell’Ambiente, erano già scaduti. Da Palazzo degli Elefanti, insomma, non è arrivato alcun rilievo al ministero.

«Quei termini non sono perentori. Il ministero, nella procedura di Valutazione ambientale strategica, non potrà non tenere conto di una delibera così argomentata proveniente dall’amministrazione comunale».

I gruppi consiliari di maggioranza hanno denunciato un clima intimidatorio. Si riferivano alle proteste di associazioni e cittadini che hanno annunciato esposti in Procura qualora la delibera fosse stata approvata. Si potrebbe rispondere che questa più che intimidazione è cittadinanza attiva.

«Questo clima di asprezza e forte tensione ha anche portato a una serie di polemiche sterili. Se annunci un esposto in Procura vuol dire che pensi che ci sia qualcuno che sta commettendo un reato. Allora io dico: se comitati e associazioni decideranno di trasmettere gli atti a piazza Verga, mettano come primo nome su cui indagare il mio. Quando si parla di comitati d’affari non si può non considerare che ne sono totalmente estraneo. La mia porta è sempre aperta, chi lavora a Palazzo degli Elefanti lo sa, perché chiunque può sempre sentire, da fuori, quello che si dice dentro alla mia stanza».

Il project financing sul porto di Catania sembra essersi arenato di fronte ai rilievi mossi dall’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Questa cosa la preoccupa?

«Non mi preoccupa se si tratta di défaillance rimediabili».

Proprio perché si tratta di progetti che hanno il potere di cambiare il volto di una porzione rilevante di città come il waterfront, non è indispensabile il controllo sulle procedure? Questa sollecitazione le è arrivata anche dal consiglio.

«Ma il controllo c’è. C’è il controllo dell’Autorità portuale e c’è il controllo dell’Autorità anticorruzione. Il fatto che esistano i rilievi significa che il sistema funziona. Io mi fido degli altri: mi fido dell’Autorità portuale e mi fido dell’Anac. Adesso aspettiamo».

Per domani è fissata una seduta straordinaria del consiglio comunale sul Centro direzionale Cibali, le aree tra lo stadio e via Cave Villarà che attendono di essere vendute e per cui il Comune viene tirato per la giacchetta. A sostenere che debbano essere comprate dal Comune sono gli stessi liquidatori, che sono messi lì dalla Banca d’Italia.

«I liquidatori hanno come compito quello di liquidare il patrimonio della società, giustappunto. Prima lo fanno e meglio è per loro».

Ma, sindaco, sono nemmeno cinque milioni di euro per quasi quindici ettari di terreni. È poco.

«Quel poco che non possiamo permetterci. Non possiamo programmare guardando sempre a Roma affinché ci dia qualcosa, dobbiamo migliorare la nostra capacità di muoverci sulle nostre gambe, e migliorare le entrate».

Oltre che a Roma, si può guardare anche a Palermo. Basterebbe mettere insieme i contributi toccati a Catania nelle ultime finanziarie - come ha detto lei all’Anci, senza progetti né concertazione - per potersi permettere l’acquisto.

«E li convince lei tutti a rinunciare alle mancette? È ovvio che io sarei il primo a desiderare di promuovere un intervento pubblico per l’acquisizione di una grande area verde (di cui mi spaventa la manutenzione, sono onesto) e per il completamento di una strada, la via dei Piccioni, che ci permetterebbe di fare il Brt sul viale Mario Rapisardi in un attimo. Ma non siamo al momento nelle condizioni di farlo».

E se arrivano prima i privati?

«Dovranno presentare un progetto che vada bene per noi. E lo dico subito: non consentiremo alcuna speculazione edilizia. Non so se lo sa, ma nel 1988 uno dei primi interventi di mio padre in consiglio comunale servì a bloccare la cementificazione dei Cavalieri. Ci sono le registrazioni audio su Radio Radicale».