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Scoperchiato il vaso di Pandora: ecco cosa c'è dietro lo scioglimento di Tremestieri Etneo

Il comune etneo salta il turno del voto di maggio.

28 Marzo 2025, 15:07

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La notizia era nell’aria da giorni. E se ne parlava nei corridoi del Tribunale di Catania già dalla settimana scorsa. Il Comune di Tremestieri Etneo, su decreto del Consiglio dei Ministri, è stato sciolto per mafia. In gergo meno giornalistico, come si legge nel comunicato finale del Governo: Il CdM, su proposta del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, «in considerazione degli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa, ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, numero 267), ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Tremestieri Etneo (Catania) e l'affidamento della gestione dei tre comuni ad altrettante Commissioni straordinarie per la durata di diciotto mesi». Stessa sorte per i municipi di San Luca, in provincia di Reggio Calabria, e Poggiomarino, nel Napoletano. Questo significa che Tremestieri Etneo salta il turno al voto che si terrà il 25 e 26 maggio.

Sulle orme dell'inchiesta

Tremestieri Etneo, quindi, sarebbe stato incline «a condizionamenti» da parte della criminalità organizzata. Ma quando si sono accesi i riflettori sul comune del Catanese? È stata l’inchiesta “Pandora” che l’anno scorso, esattamente undici mesi fa, ha fatto scattare le manette all’ex sindaco Santi Rando per voto di scambio politico-mafioso e corruzione. E che lunedì lo ha portato a una condanna. Per la procura avrebbe stretto un accordo con il clan Santapaola-Ercolano per vincere la campagna elettorale delle amministrative 2015. Che vinse. Nel calderone dell’inchiesta finirono le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Salvatore Bonanno e Silvio Corra. Il primo un esattore del pizzo che aveva in mano il libro mastro delle estorsioni della famiglia mafiosa, il secondo, cognato di Angelo Santapaola morto ammazzato nel 2007 per volontà del cugino, con ruoli direttivi all’interno della cosca. Uno di loro parlò di vere e proprie riunioni con boss di alto livello dello scacchiere mafioso della provincia etnea. A fare da collettore, secondo il teorema emerso dall’operazione, tra mafia e politica sarebbe stato Piero Alfio Cosentino, genero di Vito Romeo, uno di quei “pezzi da novanta” del clan, assieme a Francesco Santapaola “Colluccio”, che avrebbe avuto contatti con Rando durante la campagna elettorale di dieci anni fa. L’ex sindaco, che si è dimesso dopo il blitz, si è sempre difeso dicendo di non aver mai stretto patti con i mafiosi. E che non conosceva nè Romeo nè Santapaola, che nel 2015 erano ancora personaggi sconosciuti ai “non addetti ai lavori”. I due furono arrestati l’anno dopo le elezioni. Nel 2016 scattò il blitz Kronos: Ciccio Santapaola fu indicato - ed è stato condannato per questa inchiesta - il rappresentante provinciale della famiglia mafiosa di Cosa Nostra, anche in virtù di quel legame di sangue con il padrino Nitto che è il cugino di secondo grado.

Il suggerimento inascoltato


Che sia Cosentino, vista la parentela con Romeo, a poter creare problemi ne sono consapevoli. C’è una conversazione in cui il deputato regionale Luca Sammartino (imputato per corruzione nel troncone ordinario appena cominciato) consiglia a Rando di tenerlo fuori dai giochi politici.
La merce di scambio con il clan sarebbe stata la disponibilità ad aggiudicare appalti a ditte “amiche” o vicine a Cosa Nostra, ma anche «posti di lavoro». Questo dato emerge anche da una precisa intercettazione: il boss Romeo, dal carcere, si sarebbe lamentato di una promessa non mantenuta.

Il lavoro degli ispettori

Ma è il capitolo “appalti” che è stato passato ai radar dagli ispettori prefettizi che hanno consegnato le centinaia di pagine dove emergono i risultati delle ispezioni durate da giugno a dicembre scorsi, da cui è emersa la mancanza di anticorpi della macchina amministrativa ai condizionamenti provenienti dagli ambienti della criminalità organizzata. La relazione è stata consegnata alla Prefetta Maria Carmela Librizzi che l’ha condivisa con il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ed è in quella sede che si è deciso di inviare la proposta di scioglimento al Viminale. Che è stata recepita. A Tremestieri arriveranno i commissari che per 18 mesi si occuperanno di amministrare il Comune. La loro nomina è contestuale alla firma del Dpr da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che poi sarà pubblicato in Gazzetta, con allegata la relazione di Piantedosi. Da cui emergerà quello che è venuto fuori dal lavoro degli ispettori che hanno scoperchiato il vaso di Pandora.