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"Mi ha puntato la pistola e ha preso lo zaino con i gioielli"

Chi è il 42enne di Paternò che il 30 novembre scorso sparò a un gioielliere. Il drammatico racconto della vittima nelle carte del gip. Continua la caccia al complice

02 Aprile 2025, 08:25

rapina

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A incastrarlo è stata la targa della sua Fiat Punto. Con cui da Paternò ha raggiunto Catania. Salvatore Davide Serrano, 42 anni, è stato arrestato dalla squadra mobile perché ritenuto l’uomo che ha rapinato in pieno giorno un gioielliere, ferendolo al ginocchio con una pistolettata, il 30 novembre scorso in via Giacomo Leopardi. Le testimonianze e le analisi delle telecamere della zona non avrebbero lasciato dubbi agli investigatori, che nei giorni scorsi hanno eseguito la misura cautelare in carcere emessa dal gip Luigi Barone. Serrano è accusato di rapina, lesioni personali aggravate e detenzione illecita di armi e violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.


L’inchiesta, coordinata dalla procura, ha ricostruito minuto per minuto quello che è avvenuto l’autunno scorso. Serrano ha parcheggiato la Fiat Punto, intestata alla moglie e che i carabinieri gli avevano restituito il giorno prima dopo una denuncia di furto, in largo Sarajevo dove lo aspettava il complice, ancora rimasto ignoto, in sella allo scooter Sh grigio usato per raggiungere il luogo del colpo e poi fuggire. Alle 10,20 del mattino del 30 novembre scorso il gioielliere da via Milano, dove ha l’attività commerciale, ha raggiunto via Sant’Angelo Fulci dove doveva ritirare sei anelli da un orafo. Alle 11.05 Serrano e l’altro bandito si sono posizionati fuori l’attività in attesa. Qualche minuto dopo il gioielliere è uscito con in spalla lo zainetto con i sei anelli su cui erano state incastonate le pietre (valore di ogni prezioso 2.500 euro). Ed è stato lì che il paternese avrebbe sparato contro il commerciante e si sarebbe appropriato della borsa con i preziosi. Il condizionale è d’obbligo perché l’area dove è avvenuta la rapina non era coperta dall’occhio elettronico. Ma questo vuoto è stato colmato dal racconto della vittima. L’uomo ha spiegato che mentre «si incamminava» per fare ritorno verso la gioielleria, ha avuto la «sensazione di essere seguito da uno sconosciuto» e sul finire di via Fulci ha sentito un’esplosione. A quel punto si è voltato e ha notato a distanza ravvicinata la «presenza di un uomo» che gli puntava «la pistola e gli intimava di consegnargli lo zaino». Il gioielliere, spaventato, ha fatto quello che gli è stato chiesto, ma nonostante questo il rapinatore ha sparato un secondo colpo e la colpito al ginocchio sinistro.


Alle 11,54 le telecamere di largo Sarajevo hanno immortalato i due arrivare con lo scooter. Serrano a quel punto ha ripreso l’auto ed è tornato a Paternò.
Serrano, dalla visione dei vari filmati, è arrivato a Catania già alle 8 del mattino, forse per organizzare l’azione criminale nei minimi dettagli. Già alle 8.28 i due si sono appostati in via Monfalcone, proprio davanti la gioielleria fino alle 11.04, quando poi si sono spostati in via Angelo Fulci al fine di potersi impossessare dei preziosi.
Qualche giorno dopo, l’1 dicembre 2024, Serrano è fermato dai carabinieri del Nucleo Radiomobile e finisce agli arresti domiciliari per «inosservanza della sorveglianza speciale». Il paternese ha avuto molto da fare in quei giorni a Catania, visto che ha fatto diverse trasferte.
Il gip Barone ha evidenziato la pericolosità sociale dell’indagato che «non ha esitato di puntare ed esplodere ben due colpi di pistola all’indirizzo della parte offesa ponendone a rischio la vita». E per questo ha stabilito la misura della custodia in carcere. Serrano è stato infatti accompagnato nella casa circondariale di Piazza Lanza.

Giovedì è invece fissata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame: il difensore, l’avvocato Carmelo Lo Presti, ha impugnato infatti l’ordinanza del gip.
Ma le indagini della squadra mobile non possono dirsi concluse. Oltre a dover individuare il complice che era alla guida dell’Sh, si dovrà cercare di capire da dove sia arrivata la soffiata alle orecchie di Serrano. È infatti improbabile che quella mattina sia partito da Paternò a caso. Sicuramente sapeva che quel giorno il gioielliere doveva ritirare i sei anelli.