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Catania

Catania, «Per un accento ho rischiato di perdere il reddito di cittadinanza»

Di Maria Elena Quaiotti

«Io non mi arrendo. Ho 30 anni e ho sempre dovuto lavorare in nero... sono stato messo in regola solo per 3 mesi in un fast food, e ho dovuto pure fare vertenza per avere i pagamenti dovuti… davvero per poter lavorare legalmente devo andare all'estero?». Roberto Alì, catanese doc, è fra i 51.621 richiedenti il Reddito di cittadinanza in città e provincia (i dati aggiornati al 10 maggio vedono 24.902 istanze accolte, 7.775 respinte e 18.944 in lavorazione), una scelta fatta «non tanto per i soldi – spiega, lui che ha una compagna e una figlia a cui badare – piuttosto per le prospettive di lavoro messo in regola che vengono date. Eppure la mia richiesta rischiava di essere respinta per un accento…».

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La storia, che avrebbe del paradossale se non ci fosse stato un chiarimento con l'Inps che ora dichiara di star “lavorando” la richiesta di Roberto, offre la fotografia della disperata richiesta di lavoro in città che paga la perenne presenza del “nero” sommerso. E che vede nel Reddito di cittadinanza non una misura di assistenzialismo, come spesso viene tacciata, ma effettivamente ciò per cui è stata concepita, ovvero una nuova potenziale modalità di accesso al lavoro che contempla sgravi fiscali per chi assume, cercando in questo modo di abbattere il lavoro nero.

Roberto, disperato, si è rivolto alla rubrica “Lo dico a La Sicilia” con una lettera nella quale spiega di avere «fatto richiesta del reddito di cittadinanza lo scorso 20 marzo attraverso un patronato, richiesta che è risultata “non lavorabile” perché il programma dell'Inps non riconoscerebbe i cognomi con gli accenti…. Mi è sembrato di sognare - spiega - ho pensato “non può essere vero”. Ho immediatamente chiesto un appuntamento all'Inps, che mi è stato fissato solo il 17 maggio, ma neanche l'impiegata ha saputo rispondermi in modo adeguato. Come accettare una risposta del genere? Davvero devo essere tagliato fuori dalla società per un accento? Io continuo comunque a fare colloqui di lavoro, con i datori che chiedono sempre se sono percettore di reddito di cittadinanza perché in questo modo possono godere degli sgravi fiscali… Io sono un tecnico elettronico, nel 2005 ho addirittura rappresentato Catania nella Gara nazionale di elettronica e dalla mia città mi sarei aspettato ben altro. Tanti miei amici ora lavorano in Spagna, Francia e Inghilterra e mi dicono “vieni, qui il lavoro c'è ed è ben pagato”. Ma come posso lasciare la mia terra, la mia famiglia?».

«È riduttivo - spiega Gaetano Minutoli, direttore provinciale Inps - affermare che si tratti solo di un problema di accenti. Nel caso specifico si è trattato di una divergenza tra l'anagrafica inserita nella domanda e quella presente in archivio che ha ingenerato un blocco momentaneo nella lavorazione della pratica. Quindi non si tratta di non poter lavorare le domande presentate da utenti il cui cognome ha l'accento, ma in generale di incongruenza anagrafica».

Risolto l'impasse, che insegna ai richiedenti e ai Caf e Patronati di verificare sempre l'esattezza delle informazioni trasmesse, Roberto è più sereno: «Solo ieri ho sostenuto il mio ultimo colloquio di lavoro, meglio lo stipendio del reddito di cittadinanza».

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