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La bimba lanciata dal balcone dalla madre: «Verificare le altre responsabilità»

Sulla tragedia di Misterbianco uno degli interrogativi ancora aperti: la madre, con patologia mentale accertata, poteva restare con la figlia? La gip: «Approfondire»

Laura Distefano

07 Maggio 2025, 14:56

misterbianco

Il caso dell’assassinio di Maria Rosa a Misterbianco è tutt’altro che chiuso. E la stessa giudice per le indagini preliminari di Catania, Simona Ragazzi, che nell’ordinanza con cui ha convalidato l’arresto in flagranza della mamma 40enne, “invita” la procura a continuare a indagare al fine di «mettere a fuoco» l’intera «vicenda» e le responsabilità dell’indagata senza tralasciare alcun dettaglio.
Per la gip, quindi, non sarebbe sufficiente la confessione resa dalla donna per cristallizzare «il contesto» della tragedia. Servirebbe approfondire. Scavare ancora. E guardare anche il contorno, che porta ai servizi sociali, all’assistenza psicologica e psichiatrica. Il condizionale è usato con cognizione di causa. La giudice infatti rimette «alla valutazione del pubblico ministero» la scelta («e l’esigenza») di ulteriori approfondimenti sugli aspetti alle condizioni mentali della mamma e all’iter di supporto e cura erogato dagli enti preposti.

Un piccolo passo indietro appare necessario. La piccola di appena sette mesi è stata gettata dal balcone di un immobile di via Marchese il 30 aprile scorso. Maria Rosa dormiva sul divano letto in una delle stanze al secondo piano: all’improvviso la madre l’ha afferrata e, mentre l’altro figlio di sette anni la seguiva («Mamma, che stai facendo?»), ha percorso una rampa di scale e, arrivata sul terrazzo, ha lanciato la bimba. La donna soffriva di una depressione post partum. Era stata sottoposta ad almeno un trattamento sanitario obbligatorio. Era in cura al Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp etnea. Il Tribunale civile aveva nominato il padre (nonno materno di Maria Rosa) come amministratore di sostegno per la gestione dei suoi beni. Non ci sarebbe mai stato un episodio o un segnale che potesse far presagire il drammatico epilogo. La madre aveva un «rigetto fisico per la figlia» ma nessuno ha mai pensato che potesse arrivare a farle del male. «I medici non si sono accorti fin dove la malattia l’avrebbe condotta», hanno scritto la nonna e la zia nella lettera con cui hanno detto addio a Maria Rosa lunedì pomeriggio al termine del funerale che si è svolto nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Le due mamme-supplenti hanno chiesto «perdono» alla piccola vittima «per non averla saputa difendere».


La donna da una settimana è detenuta al carcere di Piazza Lanza, ma in considerazione delle sue condizioni psichiatriche “certificate” presto potrebbe essere trasferita in una struttura di cura più adeguata. La madre è «affetta da manifesta inaffettività comprensiva di profili di avversione e rifiuto della figlia minore», ma legalmente non è stata «interdetta» dalla cura della piccola.
Nella rete di supporto e assistenza c’è stata qualche falla? Per la gip di Catania la risposta a questo interrogativo può arrivare da una serie di «approfondimenti istruttori». Da una parte deposizioni testimoniali (escussione degli assistenti sociali, il personale del Dsm, il padre), disporre acquisizioni documentali (eventuali segnalazioni agli uffici giudiziari minorili), verificare se ogni passo in ambito sanitario e socio-assistenziale sia stato compiuto seguendo «le linee guida».

I cittadini di Misterbianco si tormentano. La domanda è solo una: Maria Rosa poteva essere salvata?