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Crac Mosema, tra i 13 indagati anche il sindaco di Mascalucia: chi sono e di cosa sono accusati

Cimici anche all'Asp di Catania. L'inchiesta della Procura partita dalla relazione del curatore fallimentare

06 Giugno 2025, 11:45

Crac Mosema, tra i 13 indagati anche il sindaco di Mascalucia: chi sono e di cosa sono accusati

Tra le intercettazioni considerate rilevanti nelle indagini sul crac della Mosema, la ditta dei rifiuti di Mascalucia ormai in default dal 2020, ci sono quelle nella sede dell'Asp di Catania, in via Santa Maria La Grande. Ma le cimici la procura nel 2021 le ha fatte piazzare anche nell'ufficio urbanistica del Comune di Mascalucia e nello studio di un commercialista.

Indagate 13 persone

La procura di Catania, qualche giorno fa, ha notificato l'avviso di conclusione indagini a 13 persone per bancarotta fraudolenta. L’inchiesta riguarda i bilanci e i conti della Mosema, la società di rifiuti del comune etneo che è stata dichiarata fallita nel 2020.

L'indagine, condotta dai pm Fabio Saponara e Margherita Brianese, è partita da una relazione del curatore a cui è stata affidata la gestione della società al centro del crac. Tra gli indagati c'è anche l'attuale sindaco di Mascalucia, Vincenzo Antonio Magra, e l’ex primo cittadino Giovanni Leonardi.

Ma nel calderone sono finiti anche altri colletti bianchi, alcuni ancora con incarichi pubblici. Come Concetta Italia, attuale presidente di Kalatambiente. Giusto per rimanere in tema di società che operano nel campo dell'immondizia. Ma tra i nomi figura anche il commercialista Fabio Sciuto, che attualmente è imputato nel processo sul buco di bilancio del Comune di Catania.

Tutte le accuse

Sono due i capi d'imputazione – articolati e lunghissimi – che sono contestati agli indagati. Nel primo ci sono gli ultimi presidenti del Cda di Mosema (Concetta Italia dal 2010 al 2014, Gaetano Antonino Belfiore dal 2014 al 2015, Fabio Sciuto dal 2015 al 2018, Angelo Spina dal 2018 al 2019), il liquidatore Maurizio Verona che ha assunto l'incarico il 13 maggio 2019, e i consiglieri delegati Maria Lombardo, Giuseppe Finocchiaro e Salvatore Fazio.

Per la procura, ognuno nel proprio ruolo, al fine di consentire la prosecuzione dell'attività della Mosema, avvrebbe comunicato dati « non corrispondenti al vero» e avrebbero omesso «di esporre» informazioni rilevanti «sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società». Lo scopo delle omissioni sarebbe stato quello «di celare le perdite e l'erosione del patrimonio netto e del capitale sociale». Per gli investigatori la situazione di dissesto della Mosema si sarebbe già instaurata dal 2013.

Nel secondo capo d'imputazione entrano i sindaci e funzionari del comune socio di maggioranza. E quindi Giovanni Leonardi che è stato primo cittadino dal 2013 al 2018 e Vincenzo Magra che è il primo inquilino del municipio da 2018 fino ad oggi. E poi ci sono Danilo Ambra, che all'epoca dei fatti era responsabile dell'area finanziaria del comune di Mascalucia (e nel 2021 lavorava all’Asp), Alfio Raffaele Gibilisco, responsabile dell'area tecnico urbanistica (dove erano piazzate le cimici) e Filippo Pesce. Agli amministratori la procura di Catania contesta la mancata attivazione per l'avvio delle procedure volte al riconoscimento degli adeguamenti contrattuali edel pagamento dei crediti maturati da Mosema nei confronti dei comuniper i quali svolgeva il servizio di raccolta Rsu e nettezza urbana: 1.000.000 di euro solo da Mascalucia, 600.000 dagli altri enti. I sindaci che si sono succeduti sarebbero stati colpevoli di aver proseguito il rapporto contrattuale con il regime di proroga dal 2015 al 2020 «con conseguente aggravio di costi per la società». Gli indagati avrebbero «cagionato per effetto di operazioni dolose il dissesto della società». Le difese sono al lavoro per preparare memorie e alcuni indagati potrebbero chiedere di essere sentiti dal pm.