Il delitto del Cimitero, nel processo d'appello bis è il turno dei difensori di Fabio Matà: «Non ha ucciso Concetta Velardi»
La donna fu uccisa a colpi di pietra nel gennaio del 2014 davanti alla tomba del marito e dell'altro figlio
«Le nuove perizie hanno escluso che si potessero dilatare i tempi di agonia» della signora Concetta Velardi «evidenziando quindi che l'aggressione è avvenuta dopo l'allontanamento in auto del figlio Fabio Matà». L’arringa difensiva degli avvocati Salvatore Pietro Pulvirenti e Francesco Campagna è partita dai dati scientifici emersi nel corso del processo sull’omicidio di Concetta Velardi avvenuto il 7 gennaio 2014 al cimitero.
La donna fu colpita a pietrate vicino alla tomba di famiglia dove erano sepolti il marito e l’altro figlio. A chiamare i soccorsi fu Fabio Matà, oggi sotto processo con la pesante accusa di omicidio, che aveva accompagnato la madre e poi si era allontanato in macchina per andare al bar a prendere il caffè. Nel 2017 l’uomo fu arrestato. Poi il gup lo ha condannato a 30 anni che furono ridotti a 15 in appello. Sentenza impugnata in Cassazione che ha annullato con rinvio. Da qui l’appello bis davanti alla Corte d’Assise d’Appello presieduta da Stefania Scarlata.
I difensori hanno evidenziato come nell’automobile di Matà «non sono state trovate tracce ematiche». Un altro tassello che dimostra l’innocenza dell’imputato. «Purtroppo gli errori della polizia giudiziaria delle celle d'aggancio telefoniche - hanno argomentato i due avvocati - hanno condizionato le indagini e il giudizio del gup».
I due penalisti inoltre ribaltano la prospettiva sulle tracce biologiche rilevate sul corpo di Concetta Velardi. «Il dna maschile rinvenuto sulle unghie della vittima e risultato compatibile con l'imputato non aveva natura ematica ed era - spiegano gli avvocati Pulvirenti e Campagna - logica conseguenza del rapporto di convivenza tra madre e figlio. Ben più significativo il Dna parziale - insistono i due penalisti - rinvenuto su una delle pietre insanguinate e risultato non compatibile con l'imputato».
Gli avvocati dichiarano inoltre: «Le suggestioni introdotte dall'accusa in relazione al movente sono risultate del tutto irrilevanti». Al termine della discussione la difesa ha chiesto l’assuluzione dell’imputato. Si torna in aula il 3 luglio per le repliche delle parti. Poi il collegio entrerà in camera di consiglio per la sentenza.